L'antroposofia
Published: 19:13, Sunday 16 August 2009
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Ciò che segue è semplicemente ciò che credo, o come mi piacerebbe che fosse: non voglio quindi pretendere ci siano delle ragioni logiche per cui uno dovrebbe credere in ciò che esporrò tra poco. Mi limiterò a raccontare la visione della spiritualità che ha convinto me, e perché.

Torno ora all'argomento spiritualità e misticismo. Dalle riflessioni precedenti derivo che un'esperienza diversa da quella abituale è del tutto concepibile, almeno in via ipotetica: le nuove esperienze si affiancherebbero alle vecchie, e l'attività pensante potrebbe essere applicata anche a queste, traendone semplicemente nuove idee, nuove verità. Come posso immaginare di girare l'angolo ed avere nuove impressioni, così posso immaginare di girare l'angolo in un'altra dimensione ed avere altre impressioni, su cui riflettere come per le prime. Esperienza e ragionamento sarebbero possibili anche così. Approfitto dell'occasione per sottolineare anche quello che per me è la differenza tra spiritualità e misticismo: nella prima il pensiero viene utilizzato, anzi va reso più chiaro, forte e rigoroso, nel secondo non sono richieste le proprie facoltà di giudizio, e si parte per viaggi che coinvolgono talmente da corromperle, dove non si sa distinguere tra realtà ed illusione, dove si rischia anche di perdersi, ed è per questo che non mi fido delle attività "spirituali" dove non sai che effetto ha quello che fai e perché lo fai (vedi spiritismo, trance e simili).

Ciò che segue è semplicemente ciò che credo, o come mi piacerebbe che fosse: non voglio quindi pretendere ci siano delle ragioni logiche per cui uno dovrebbe credere in ciò che esporrò tra poco. Mi limiterò a raccontare la visione della spiritualità che ha convinto me, e perché.

Il mio filosofo preferito è Rudolf Steiner. Ho fatto la Scuola Waldorf o Scuola Steiner da lui fondata. È stata un'esperienza fantastica, ma ciò che conosco delle teorie di Steiner, lo conosco grazie ad un interessamento mio e personale a parte: ho letto dei suoi libri, e della sua pedagogia so poco o nulla, quindi a parte che dire se mi è piaciuta o no, se come esperienza mi aiuta ora o no, non sono in grado di giudicare questo modello scolastico. E non è di questo che mi interessa parlare.

Ciò che in questi anni mi ha interessato di Steiner è stata la sua filosofia di vita, la sua visione del mondo o "Weltanschauung". E questa lui la espone principalmente in un libro che ho riletto svariate volte: la "filosofia della libertà". Probabilmente è uno dei suoi libri più complessi a livello concettuale. Ma tutto quello che dice negli altri suoi libri è basato sulle premesse che getta nella filosofia della libertà. Qualche elemento della riflessione fatta sopra viene da quel libro, e devo ammettere che è stato il libro che più ha marchiato il mio modo di vedere il mondo, se si vuole il mio modo di vivere, anche se non vi sono contenute veramente delle regole comportamentali.

Dico questo, perché sicuramente è più spettacolare ciò che si trova nel resto della sua bibliografia (che è enorme: contando anche tutti i testi derivati dalle sue conferenze, si contano più di 400 libri, se non erro). Tuttavia non riesco a prendere troppo seriamente una persona che critica o deride i contenuti di questi testi senza avere almeno cercato di capire i concetti esplicati nel libro sommenzionato.

Finite le premesse, posso finalmente dire perché mi piace tanto Steiner, oltre alla sua filosofia di base. Principalmente si tratta di un fatto di stile, che non ho ancora trovato in nessun altro. Innanzitutto Steiner dice chiaro e tondo che esiste un mondo spirituale, un mondo oltre a quello di cui facciamo esperienza nella vita quotidiana, un mondo che non è Dio e basta, ma che è popolato da tutta una gerarchia di esseri, ai quali ci aggiungiamo dopo la morte, per poi reincarnarci dopo un certo periodo.

Però Steiner va oltre: infatti secondo lui è possibile giungere ad avere un'esperienza di questo altro mondo. Che questo mondo è insomma conoscibile. Il principio è questo: anche quando siamo incarnati, il nostro corpo non è soltanto fisico, ma si estende oltre ad esso. Coi nostri organi di senso fisici percepiamo il mondo fisico. Per percepire il mondo spirituale è necessario sviluppare degli organi di senso spirituali che per forza non saranno percettibili dagli organi di senso fisici. Questi organi sono già presenti in forma "spenta" nella parte spirituale nel nostro corpo. E se si vuole accedere a questo altro mondo bisogna attivarli. Una persona che ha attivato questi sensi spirituali è un "iniziato", e c'è tutta una serie di tecniche per arrivarci. Non parlo di riti, bensì di qualche esercizio mentale e qualche meditazione da fare un poco per volta, ogni giorno. Tuttavia bisogna essere pronti ad accettare la possibilità di farli senza che i risultati divengano visibili in questa vita, perché non si può sapere in anticipo quanto tempo sarà necessario: per alcuni potrebbero essere necessari anni, per altri pochissimo tempo, e altri ancora vengono iniziati dalla vita stessa.

Secondo Rudolf Steiner, la storia dell'umanità è costellata di persone che hanno raggiunto questo stadio, e sono arrivate tutte a vedere lo stesso genere di cose. Mentre prima l'attività di queste persone era coperta dal segreto totale, oggi deve venire tutto a galla, perché la gente ora è staccata più che mai da questo mondo spirituale, e ha fame di spiritualità ed è pronta a riconquistarla con l'ausilio della propria volontà.

Steiner ha dato un nome a tutto questo: "antroposofia" (conoscenza dell'uomo). A volte viene chiamata "scienza dello spirito". Perché scienza? Perché non si parla di esperienze mistiche personali, bensì di eventi studiabili col pensiero, di cui non si deve perdere la facoltà. E la strada per arrivarci viene indicata precisamente. Chiaro, in molti non ci arriveranno, ma questo vale anche per la scienza corrente: in quanti si possono permettere di andare in antartide a tagliare cilindri fuori dal ghiaccio? in quanti vanno a fare esperimenti a Ginevra? Per alcuni risultati della scienza moderna persino la nostra intelligenza non basta, figuriamoci i mezzi. Tuttavia abbiamo deciso di fidarci (quanto basta) di questi scienziati, perché sono mossi da un sincero desiderio di conoscenza, perché studiano, lavorano in modo rigoroso, e perché i risultati ampliano la nostra cultura e migliorano la vita. Ci sono persone che hanno deciso di fidarsi dell'antroposofia e di migliorare la propria vita con i suoi risultati pratici (che ci sono), e ci sono persone che non si accontentano e vogliono fare le proprie esperienze in questo campo, studiano i suoi libri, seguono le sue indicazioni ed arrivano a piccoli e grandi risultati personali. Per dare sostegno a chi si interessa di antroposofia, Steiner ha fondato la società antroposofica, che ha sede principale al Goetheanum di Dornach, vicino a Basilea.

Attualmente ci sono diversi campi basati sull'antroposofia, che vogliono fare da complemento alle conoscenze raggiunte dalla scienza naturale, come una pedagogia antroposofica, un'architettura antroposofica, medicina, arte, agricoltura e altre materie. Un buon libro introduttivo generale può essere "teosofia".

Insomma, conoscendo a poco a poco l'antroposofia e le sue applicazioni, si scopre letteralmente tutto un mondo, un modo di pensare, che fornisce delle risposte e delle soluzioni appassionanti in moltissimi ambiti della vita. E a me piace pensare che malgrado si parli di mondi nascosti e segreti, di cui forse (in questa vita) non farò l'esperienza, non si tratta di dogmi: si ammette la possibilità per chiunque di andarci, interiormente, e di verificare lui stesso, andando la via dell'iniziazione. Senza contare il fatto che è possibile osservare l'antroposofia dal punto di vista dei suoi frutti, che non sono mai una prova, ma forniscono giorno dopo giorno una ripetuta conferma della sua efficacia.

Comments
11:20, Thursday 30 September 2010
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Il punto di vista di Steiner è decisamente interessante - nonostante io non sposi la gran parte degli argomenti - ma mi viene proprio da controbattere in particolare su un punto: in nessun caso si può parlare qui di scienza. Per dire questo mi rifaccio al lavoro di Popper che sosteneva che ciò che separa la scienza dalla non-scienza è il criterio di falsificabilità.
In poche parole deve essere creabile un esperimento per cui se il risultato è A, allora la teoria è invalidabile.
Secondo l'antroposofia è possibile applicare questo criterio (ovviamente magari mi sbaglio - mi do' all'antroposofia solo da un giorno - ma mi sembra di aver capito di no)?
Ergo tutto ciò finisce nella metafisica: attenzione, questo non significa che sia robaccia da buttare, anzi, la metafisica può aiutare per certe visioni più allargate della scienza! Semplicemente impedisce l'uso spropositato che si fa di quest'ultima parola. ;-)

03:44, Friday 01 October 2010
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Caro Mair'

apprezzo molto il tuo interessamento. E ancora di più apprezzo il tuo approccio razionale all'argomento. La tua è una domanda del tutto legittima, e merita una risposta differenziata, che non può esaurirsi all'interno di un commento. Permettimi quindi di raccogliere tempo e informazioni per poterti rispondere in un post a sé. Mi limito a dire che non credo di poterti dar torto al 100%. Per ora tanti saluti, e grazie.

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