Un mese al politecnico è passato.
Ho l'impressione che se non scrivo questo articolo ora non lo farò più. Non conto più le ore di lavoro da qualche tempo. Non ce n'è bisogno: non devo fare alcun calcolo per sapere che c'è qualcosa da fare. C'è sempre qualcosa da fare. Quando non sono le 4 serie settimanali, sono i 4 riassunti. Posso letteralmente misurare la mia posizione all'interno degli studi man mano che il tempo passa: prima le serie si facevano in giornata, poi entro il weekend, poi entro l'inizio della settimana dopo. Oggi ho ricevuto per la prima volta una serie senza aver prima finito quella precedente. Ma c'è ancora gioco: finché riesco a farle prima del termine di consegna (da una settimana a due di tempo a dipendenza della materia), non mi lamento. Quando si tratterà di spartirsi il lavoro tra compagni di studio e poi copiarsi gli esercizi a vicenda sarò nella situazione tipica di uno studente al politecnico. E quando non riusciremo a risolvere le serie, pur lavorando in gruppo, allora comincerò (forse) a preoccuparmi. Sperabilmente arriveranno prima le vacanze di natale. E poi si ricomincerà da capo con altre materie. Il tutto moltiplicato per due, e sarà finito il primo anno.
Bisogna lavorare tanto, non c'è dubbio. Si diventa letteralmente una macchinetta da esercizi. Io vado avanti come prima, con le solite priorità: prima viene il sonno, poi il cibo, poi lo studio. Non serve lavorare fino a chissà che ora nella notte se poi il giorno dopo non si è in grado di interessarsi del nuovo materiale. Non serve non fare spesa, non mettersi a cucinare solo perché bisogna studiare. Da questo punto di vista sono contento: continua a funzionare. Posso rinunciare a molte cose, ma mantenendo le ore di sonno e l'alimentazione stabili, la qualità di vita non ne soffre. Sto riuscendo lentamente ad introdurre andata e ritorno al poli in bicicletta (mezz'ora di salita al ritorno). Per quanto tempo riuscirò a farlo dipende dal tempo decisamente non ticinese, e dalle temperature giorno dopo giorno in rapida discesa.
A soffrire del ritmo incalzante sono chiaramente gli hobby e le relazioni sociali. I motivi per non lamentarmi tuttavia ci sono: innanzitutto una cosa del genere ha senso se la si fa per un tempo limitato e per uno scopo ben preciso. E questo è precisamente il caso: il primo anno è duro, lo sanno tutti.
Inoltre sto imparando ad apprezzare molto di più le poche possibilità che ho, e sono più deciso nello scartare le perdite di tempo. È come se tutto fosse più unico ed importante: un distillato. Questo tema si riflette in molti aspetti della mia nuova vita. Mi sta a cuore potere esprimere alcune di queste esperienze.
Ad esempio c'è il tema organizzazione: mi è sempre piaciuto trovare tecniche e sistemi per organizzarmi. Bigliettini, calendari, agende, diari e tabelle, di tutto. È stato una specie di hobby per anni. Ottimizzare i processi, lo definirei oggi. Questa mia passione è legata a quella per la programmazione, ed è interessante notare come io abbia comunque sempre preferito modelli cartacei: cercando di utilizzare solo la minima tecnologia necessaria.
Durante esperienze come il servizio militare, ed il viaggio, lo scontro con la realtà ha cambiato il mio modo di pensare. In un certo senso l'ha reso ancora più astratto, portandolo fino alle più estreme conseguenze, e ora per me la minima tecnologia necessaria per quanto riguarda l'organizzazione corrisponde a zero tecnologia. Ho tolto tutto il superfluo, e non è rimasto niente. Per organizzarmi, mi bastano due cose: il mio pensiero ed il mio inconscio. Tutte le tecniche - il cosiddetto self-management - fare delle liste di quello che devo fare, liste di libri che voglio ancora leggere, progetti eccetera: tutto inutile. Sono tutte tecniche per evitare di pensare e per evitare di affidarmi al mio inconscio. Con non pensare intendo prendere 5 libri in biblioteca sperando che "troverò la volontà di leggerli" al posto che prenderne uno, leggerlo e riportarlo magari una settimana dopo. Fare una lista per chiarirmi che devo mettere in ordine la camera, lavare i vestiti e cucinare al posto che mettere l'acqua a bollire e scendere col cesto della biancheria. Non fare la spesa perché non ho fame. Con non fidarmi dell'inconscio intendo non fidarmi del fatto che le cose giuste mi verranno in mente al momento giusto. Insomma in generale ho capito che se cerco di organizzarmi è segno di pigrizia mentale: è segno che non ho pensato qualcosa fino in fondo, fino alle sue conseguenze pratiche, e che qualsiasi sistema io possa inventarmi, sarà frutto di un cervello che è lì per fare proprio il lavoro che sto cercando di implementare altrove.
Il giorno stesso in cui sono arrivato a Zurigo, mi sono liberato di tutti i bigliettini. E da lì faccio quello che devo fare senza un piano. So cosa voglio, e non ho bisogno di un organizer per ricordarmene.
L'altro tema sono le relazioni sociali. Da un certo punto di vista sto diventando molto selettivo: non per quanto riguarda le persone, bensì relativemente ai mezzi. Che cosa ha valore per me? Chattare con dieci persone, telefonare con due, cenare assieme ad una? Mi capita ancora di scambiare qualche parola con qualcuno delle mie centinaia di contatti via facebook. Ma sempre di più mi chiedo: perché non ti sto telefonando? Perché non sto facendo questa discussione col mio vicino di camera? Ho davvero così poca sicurezza da avere bisogno di "congelare" le mie amicizie in una lista di persone, tutte con la stessa faccia [[:smile:]]? È una favola questa idea di dovere sentire spesso i propri amici. Non si è meno amici perché non ci si sente per una settimana, un mese, un anno, tutta la vita. Il senso di colpa per non avere risposto alla mail, al commento, allo squillo, per non "essermi fatto sentire" da dove viene? Tutto ciò, mentre c'è gente che vedo tutti i giorni e non saluto neanche.
Insomma, avendo così poco tempo cerco sempre di più di condensare tanti potenziali attimi al pc o al telefono in un incontro reale. Questo modo di fare rende tutto più chiaro: avere un contatto con qualcuno diventa un investimento. Ed è giusto così. Oppure le compagnie telefoniche, assieme alle tariffe, hanno reso economica anche l'amicizia?
Tante domande, e un senso generale di rigetto verso ciò che non è essenziale. Ma non posso spiegare ogni mia azione in base a questi sentimenti. Perché allora studiare informatica, o anche solo scrivere un blog? Non dovrei allora semplicemente dimenticare ogni computer, fare il contadino e godermi il tramonto la sera? Non ho una risposta per questa domanda. Sono contento qui ed ora, quindi suppongo che vada bene così. Oggi il tramonto me lo sono perso. Forse domani mi ricorderò di guardare.
http://www.youtube.com/watch?v=Pwi_amubrG4
...sicuramente meno nebbioso di quello Zurighese poi c'è anche la musichétta!!!