Scuola reclute, settima settimana
Published: 18:00, Sunday 17 August 2008
This page is not available in english. The current version is in italian.

Questa è stata la settimana più dura dall'inizio della scuola reclute. Perché? Innanzitutto per fattori metereologici: non avevo evidenziato nei post precedenti il fatto che abbiamo avuto finora una fortuna sfacciata col tempo: quando eravamo fuori faceva bello, mentre quando pioveva toccava a qualche altra sezione stare fuori. Questa settimana non è stato così: ha piovuto senza pietà dall'inizio alla fine. In aggiunta a questo c'è stato il programma: oltre ad un'ispezione abbiamo avuto una marcia, un'esercitazione notturna, e l'esame di teoria sanitaria. Venerdì ero distrutto, e sabato, visto il tempo splendido e visto che la settimana era finita ero estremamente euforico, benché stanco. Ma andiamo con ordine.

Lunedì ho avuto l'esperienza delle prime ore di vero cazzeggio: i capigruppi si sono rilassati tanto che ormai scherzano con noi senza problemi. Si pensi che sono entrambi più giovani di me. In ogni caso durante la lezione san non avevamo proprio voglia di fare, e mancava il materiale... abbiamo finito per non far niente, alcuni che dormivano nell'erba, alcuni nascosti a fumare dietro alla casa. Ci si tirava le pigne, si facevano esercizi di arresto che diventavano dei veri e propri combattimenti corpo a corpo (alcuni si son fatti male...).

Abbiamo fatto una cena a livello di sezione: siamo andati a mangiare la fondue al caseificio. È stato divertente, abbiamo scherzato (ancora una volta) coi capigruppo.

L'ispezione è stata una gran fatica: prepararsi due ore sotto la pioggia, marciare, correre, ecc. Hanno ispezionato 4 temi: 1) la scuola sezione, quindi marciare in colonna per 4, fare curve a destra e sinistra rimanendo in riga, 2) le misure sanitarie di assistenza prima. In pratica metà gruppo veniva istruito sul tipo di ferite che aveva, e l'altra metà arrivava e doveva reagire nel modo giusto, chiamare l'ambulanza (per finta), fare i bendaggi adeguati... 3) NBC: allarme chimico, come reagiamo? e tutti a percorrere la sequenza: mettere la maschera, il cappuccio, trasmettere l'allarme, disintossicarsi le mani, mettere i guanti, ecc ecc. Questo esercizio non è andato tanto bene: alcuni di noi si sono messi i guanti senza disintossicarsi le mani, e altri si sono messi ad aiutare i camerati senza essersi prima completamente assicurati... 4) manipolazioni col fucile, che sono andate abbastanza male pure loro: qualche controllo mancato, qualche colpo caduto per terra... Comunque alla fine è stata anche soddisfacente, soprattutto grazie alla valutazione dell'ingaggio: hanno detto che è una cosa che può "salvare una sezione", cioè una sezione può lavorare relativamente male, ma se reagiscono tutti velocemente, e si vede che tutti ci provano, la nota può essere alta comunque, e a quanto pare siamo una sezione che si impegna molto.

Alla fine di questa settimana cinque della nostra sezione se ne sono andati per cominciare la formazione quadri, tre dei quali contro la propria volontà. Tutti sono venuti a saperlo in via definitiva questa settimana. C'è stato soprattutto uno che è maestro alle elementari che mi faceva proprio pena. Un altro invece ha deciso che se proprio deve, allora diventa tenente: il che significa si fare più giorni, ma anche guadagnare molto di più, ed essere un quadro vero e proprio, e non semplicemente un capo gruppo. Chissà, forse alla fine si divertiranno, speriamo per loro. Comunque ho già parlato abbastanza di questo tema: è semplicemente un'ingiustizia poter essere obbligati senza limiti a prestare servizio militare.

Una storia strana è quella del mio cognome. Io mi chiamo Nicola Marcacci Rossi. Ho un doppio cognome, che appartiene alla mia famiglia da generazioni. Siamo i Marcacci Rossi. E proprio questo sembra essere impossibile da capire, per molti. È tutta la vita, infatti, che la gente sbaglia a scrivere il mio cognome. Ormai diversi mesi fa ho ricevuto i cartellini militari col nome, dove stava scritto "R. Marcacci". R. Marcacci? E chi è? Ignorante com'ero pensavo R. stesse per "recluta", e che non avessero abbastanza spazio sui cartellini per metterci tutto il mio cognome. Guardando la mia targhetta ho poi capito cos'hanno sbagliato (in pratica cognome: Marcacci, nome: Rossi Nicola). Ok, ho informato la postazione di comando. Un mese dopo ottengo nuovi cartellini: "N. Marcacci". Grazie, e Rossi dov'è finito? Dopo una vita che la gente si sbaglia uno si irrita e diventa anche un poco insistente. Ho spiegato la situazione al superiore, ed ecco che una settimana dopo ricevo un altro cartellino, e che ci sta scritto? N. Marcacci-Rossi. E da dove viene la righetta? A questo punto mi sono arreso. Mi tengo quel cartellino, pace e amen.

Per la prima volta ho subito conseguenze della "negligenza". In pratica la sera dopo l'ispezione e prima della libera uscita non abbiamo svolto PD (servizio di parco - pulire le scarpe, in pratica), cosa di per sé obbligatoria. Dopo l'uscita il comandante è passato a controllare le scarpe e ne ha trovate un po' di sporche, tra cui le mie. Quindi dopo l'ABV fuori tutti quelli che avevano le scarpe sporche (stavo già dormendo), e in palestra a pulirle. Mezz'ora dopo, a mezzanotte è ripassato a controllare, ha scritto i nostri nomi e ci ha avvertiti che la volta dopo le conseguenze sarebbero state peggiori. Insomma non posso più permettermi di non pulire le scarpe, fosse anche che i capigruppo ci dispensino dal farlo. Interessante/subdolo è stato lo stile del comandante. Prima ci ha spiegato quanto fosse importante l'igiene e quanto fosse grande il rischio di malattie - cosa paradossale rispetto a quanto insignificante era la sporcizia delle nostre scarpe. Poi ha detto che "sembrava" che a noi servisse molto tempo, e quindi ci dava 25 minuti (ci si mette 5 minuti), e anche qui era palese che si trattava di una punizione. Poi ci ha mandati a dormire. Ordine che non ho eseguito, coerentemente con l'impostazione della prima settimana: sono stato fuori dalla camera a scrivere. L'ho detto fin dal principio: mi tolgano tutto, non la possibilità di scrivere. È una cosa che vivo molto seriamente.

Che cos'è che dà autorità ad una persona? Non necessariamente l'età, dato che il nostro capo sezione ha la mia età, i nostri capigruppo sono più giovani. È qualcos'altro, è un misto di responsabilità, maggiore esperienza/competenza, maggiore lavoro. E poi c'è il potere. Potere che nel nostro caso è dato dal sistema militare. Il potere dato da un sistema è limitato al sistema stesso, e questo è bello: il sistema ti possiede fintanto che hai dei bisogni che soltanto il sistema può soddisfare. Il sistema militare è limitato, ma finché c'è il desiderio di fare il pratico all'ospedale, la paura della prigione, la paura dei conflitti, il militare ha potere su di me. Ma anche qui non ho detto tutto: dietro al sistema militare ce n'è un altro, quello statale, ed è quello che ha il vero potere. È veramente facile, al militare, ottenere una sanzione disciplinare, che finirebbe sulla fedina penale civile. Possiamo fingere quanto vogliamo, sono loro che tengono il coltello dalla parte del manico, fino a che abbiamo bisogni legati a questo sistema più grande. E tuttavia non penso che liberarsi dal sistema sia la scelta giusta. Ho già parlato di come trovo importante che esista uno Stato, per quanto imperfetto sia.

La marcia è stata faticosa ma fonte di grande soddisfazione. Si trattava di 25 chilometri sforzo, cioè 19 chilometri effettivi più 6 calcolati perché gran parte della marcia era in salita. Si partiva divisi in gruppi con gente di sezioni diverse, da Varenzo, arrivo previsto a Motto Bartola. Alla fine è stata accorciata un po': il comandante ha ritenuto che avessimo dimostrato di essere in grado, e ha interrotto tutto a Forte Foppa, risparmiandoci da un quarto d'ora a mezz'ora di marcia, secondo la mia stima. In ogni caso ancora una volta sono riuscito a concludere la marcia senza fiacche ai piedi: la combinazione cerotti nei punti delicati/calze da donna/calze grosse funziona egregiamente. Ho osservato molto il mio stato mentale/fisico durante la marcia (non è che ci fosse l'energia per osservare molto altro): il primo quarto d'ora è stato una tortura, quando il capogruppo ci ha consigliato di bere non ci riuscivo nemmeno. Però mi sono costretto a prendere dei sorsi, uno dopo l'altro. Ho finito la borraccia prima della prima postazione-pausa. Dopo avere bevuto un po' ho cominciato a stare meglio, e poi non sono più tornato a stare male come all'inizio. Nel seguito mi sono sentito vicendevolmente affaticato e poi euforico. A volte parlavo allegramente, a volte respiravo a fatica. Le pause non sono sempre positive: prendi freddo e fai una fatica enorme a riprendere. Tuttavia il brodo che offrivano nelle postazioni era una goduria. Utile è stato razionalizzare "medicalmente" il tutto: continuavo a pensare: "il mio corpo ha bisogno di ossigeno, e se lo sta prendendo, ha bisogno di acqua, e gliela sto dando, di sale - per quello c'è il brodo, e di zuccheri - per quelli ci sono tutte le barrette che ho preso con me - di conseguenza ho tutto il necessario per finire la marcia, il resto è questione di testa". Così sono andato avanti. L'ultimo tratto ero davanti io, ero in uno stato stranissimo, andavo veloce, e respiravo a ritmo di passo, ma coscientemente: malgrado la velocità sentivo di potere continuare. Che differenza rispetto all'inizio!


Visualizzazione ingrandita della mappa

Un altra grande novità: per la prima volta mi sono fatto un'idea di quello che sarà il pratico. Abbiamo fatto una lezione di assistenza. Si trattava in pratica di imboccarci a vicenda, a turni, di lavarci la faccia, farci la barba e lavarci i denti. Ho reagito in modo inaspettato: mi sono demoralizzato. Ho pensato: "è questo che andrò a fare?". Nel pratico poi si aggiungerà sicuramente anche pulire la persona dopo che è andata in bagno... So già che dovrò superare me stesso per questa cosa, superare dei blocchi interiori. Ma è anche per quello che lo faccio. Spero andrà tutto bene, non so se fa per me curare la gente. Chiaramente vi farò sapere.

La giornata che precedeva l'esercizio "guardia" è stata la più tenebrosa di tutta la SR. Ero totalmente stanco per la guardia, il test, il tempo, e mi aspettava quest'esercitazione che sarebbe durata tutta la notte. Abbiamo dovuto preparare un sacco con praticamente tutta la nostra roba, e siamo andati in un posto vicino ad Ambrì (se non erro), a fare la guardia ad una capanna. Abbiamo dovuto recintare tutto il perimetro, posizionare dei fari, organizzarci. L'esercitazione vera e propria è cominciata a mezzanotte. Pioveva a dirotto. Tre gruppi, tre turni: guardia, riserva e riposo. La guardia stava in certe postazioni, controllava i veicoli che arrivavano, e faceva giri di pattuglia. Ogni tot venivano inscenati degli attacchi "a sorpresa": abbiamo dovuto reagire a una situazione con cecchino (ci avrebbe uccisi tutti), bomba (idem), gente ubriaca (li abbiamo uccisi tutti... no scherzo), ecc. La riserva invece veniva svegliata ogniqualvolta la guardia non fosse sufficiente. Chi era di riposo invece dormiva in uno squallidissimo rimorchio militare, un freddo cane. Ci sono stati anche dei momenti divertenti. Io personalmente ero capo di un gruppo, e ho dovuto fare un controllo ad una macchina - tutto ok. Il giorno dopo, ormai venerdì, ha cominciato a tornarmi il buon umore, e il weekend seguente me lo sono proprio goduto.

Voglio dire un grande GRAZIE a tutte le persone che seguono il mio blog, sia che scrivano commenti, sia che me lo facciano sapere per altre vie: è un grande piacere scrivere per persone interessate. Parte dell'entusiasmo con cui vivo questa esperienza ce l'ho grazie a voi.

Comments
19:10, Sunday 16 August 2009
-
By Mätt

Hi!
Come va, tutto bene? Ho letto con piacere il tuo ultimo resoconto, che ho trovato il più interessante di tutti, per ora, soprattutto perché mi da degli spunti di discussione molto interessanti che mi toccano da vicino: quello su cui vorrei soffermarmi, è il lato "sportivo" del militare. Ora - non so prima di queste esperienze - hai cominciato a capire cosa prova uno sportivo: foss'anche solamente la gioia di portare a termine uno sforzo duro; la gioia di arrivare in cima a una valle e guardare giù, sapendo di averla conquistata con le tue forze; l'euforia di essere passato sotto un ipotetico traguardo e di aver trovato una persona che ti ha detto "bravo" seppur tu non abbia fatto chissà cosa.
Ma anche la gioia - mista al dolore, alla sofferenza - durante lo sforzo, quando vedi che tutto va bene, che puoi continuare come vorresti, soprattutto dopo aver superato una crisi.

beh, che dire... commento lungo per blog lungo: posso concludere dicendoti di mantenere il "ritardo" negli aggiornamenti, perché ti da più tempo per due cose: recuperare il fiato e mettere in ordine i ricordi. Il modo migliore per essere il più oggettivo possibile, è mettere tutto su carta il più tardi possibile.

Amichevoli consigli, dati dal solito so-tutto-io, a te se seguirli o no... ma perché non parlarne davanti a una bella birra o una pizza, magari domani (o meglio, stasera, vista l'ora). Buona notte!

Mätt

19:10, Sunday 16 August 2009
-
By TOmMA

Per la precisione, a fare l'esercizio "dispositivo di guoardia ci trovavamo proprio ad Ambrì (alle Caverne, all'aeroporto!). E ci tengo a precisare che il cecchino, ha ucciso solo due commilitoni. E se non fosse stato per l'"arbitro", saremmo riusciti a stanarlo. Soprattutto grazie a me e a Zolli ;)

Comunque veramwente bella sta settimana. Mi hai detto un mucchio di cose che non sapevo, visto che fino a giovedì ero in infermeria! CIao, a stasera!

Write a Comment
Name:
*
Email:
Website:
If you are human write 'y':
*
Title:
*
Your comment:
*
* These fields are mandatory.
© Copyright 2009-2011 Nicola Marcacci Rossi