Scuola reclute, seconda e terza settimana
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Ancora una volta dubito di riuscire a documentare tutto ciò di cui varrebbe la pena parlare, anche perché questa volta mi tocca riassumere non una ma due settimane, che ho dovuto passare in blocco su ad Airolo, dato che il week-end scorso mi sono iscritto per il turno di guardia. Almeno è fatta. Mi ero ripromesso di non smettere di scrivere, ed effettivamente ci sono riuscito. Credevo ci sarebbero state meno cose interessanti da annotare, ma non è stato così.

Domenica prima di partire ho tagliato i capelli, per scoprire poco dopo di non essere stato l'unico ad avere avuto questa idea. Da noi hanno criticato davvero poche persone per i capelli, e sono stati in molti ad averlo trovato conveniente da sé, di tagliarli. Ogni tanto mi guardo e mi dico che ho esagerato. È strano perché in fondo non è la prima volta che li taglio così corti, sarà l'associazione capelli corti - militarista che me lo fa pensare. Comunque stanno ricrescendo, anche abbastanza in fretta.

La paura che la situazione diventasse fisicamente insopportabile si è rivelata infondata. Abbiamo cominciato a fare sport, e non è diverso da qualsiasi lezione di ginnastica del liceo, con tanto di stretching prima e dopo l'allenamento. Abbiamo anche fatto un test simile a quello del reclutamento. La cosa più faticosa è sempre ancora semplicemente stare in piedi e spostarsi, soltanto che ora il dolore si è spostato da gambe e schiena a braccia e spalle: ormai siamo in giro spesso caricati di giberna, zaino da combattimento, e fucile. Come prima, aspetto che mi passi il male alle spalle e mi si formino i muscoli necessari per fare tutto senza troppa fatica. In ogni caso, da quando ho parlato con un nuovo arrivato che aveva già fatto 3 settimane coi fucilieri, non mi lamento proprio più. Adesso so per certo che per i sanitari è molto meno dura (non per niente siamo considerati le checche dell'esercito...).

È strano come quelli che vengono scartati spariscono dalla circolazione così, senza lasciare traccia. Per alcune persone ci ho messo qualche giorno ad accorgermi che non erano più in giro, e mi sono sentito strano: mi è venuto in mente "1984"...

Interessanti, sebbene come ho già detto, molto impostate sul nozionismo, le lezioni di teoria sanitaria, che comprendono temi come: regole di sicurezza, istruzioni da seguire in caso di un incidente, rianimazione cardiopolmonare, tecnica di perfusione, aiuto a se stessi e ai camerati. Si fanno 120 lezioni teoriche e pratiche, più 4 settimane di pratica in un istituto che può essere un ospedale come una casa per anziani, se tutto va bene, cioè si passano gli esami necessari. Imparare a memoria... Comincio a farci l'abitudine. Uso trucchetti vari, derivati da un libro di mnemotecnica letto da bambino. È una disciplina molto interessante. In sintesi si tratta di diventare velocissimi nel tradurre qualsiasi informazione in immagini più vive e peculiari possibili, e di collegarle tra loro. Questo è possibile farlo per liste, numeri, nozioni e cento altre cose. Faccio fatica ad applicarle all'istante, queste regolette, benché sia possibile con un po' di allenamento. In ogni caso sono state estremamente utili per imparare a memoria parola per parola (come era richiesto) le 4 regole fondamentali di sicurezza del fass (fucile d'assalto) 90:


  • Tutte le armi devono sempre essere considerate cariche

  • Mai puntare la propria arma su qualcosa che non si vuole colpire

  • Tenere l'indice fuori dal ponticello fintanto che il dispositivo di mira non è sull'obiettivo

  • Essere sicuri del proprio obiettivo


Oppure per la lista di cose che vanno dette prima di fare una perfusione (di questa non sono ancora sicuro):

  • Chi (cognome del paziente)

  • Cosa (ad es. 500 ml di NaCl 0.9%, 50 gocce/min)

  • Come (in vena)

  • Quando (subito)

  • Dove (sull'avambraccio sinistro)


Anche la quotidianità, l'abitudine comincia a farsi sentire. A livello personale l'ho notato dalla forte irritazione che provocavano in me certi ordini sbraitati da una persona che di per sé, lo si vedeva bene, era insicura. Niente di diverso da un prof senza autorità che si mette a urlare, facendo ridere gli allievi. Non sono mai stato tra quelli che si mettono a ridere, rabbia per l'incompetenza è più il mio caso. Negli altri vedevo invece una maggiore insofferenza verso alcuni camerati. È passato quel momento in cui tutti erano visti bene o male come persone simpatiche, interessanti perché appena conosciute. Hanno cominciato a formarsi alcune tensioni, alcuni legami più fissi. E devo dire che la lingua può essere davvero una barriera, per certi versi: ho visto diversi ticinesi cominciare a dire di non sopportare più gli svizzeri tedeschi e viceversa. Anche coi superiori in generale c'è una certa insofferenza. Ci sono d'altra parte diversi punti positivi: vedo tutti, chi più chi meno, formarsi un ristretto vocabolario straniero, e anche divertirsi ad usarlo. Ed è proprio vero che le volgarità sono la prima cosa che si impara di una lingua straniera... La camerateria continua comunque ad essere una realtà quotidiana. Un commilitone ad esempio si è offerto di lavarmi le cose, dato che non andavo a casa per il weekend. E proprio la sera prima di partire abbiamo avuto una discussione col capo sezione, all'inizio accesa, ma che poi ha preso toni molto umani, e io non sono stato l'unico a sentirsi meglio, una volta finita.

Il mio rapporto non sarebbe completo se non facessi almeno un accenno alla sessualità, per quanto imbarazzante possa essere il tema. La situazione è chiara: un ambiente ermetico di soli uomini, ammassati assieme per un periodo prolungato nel tempo. Gli effetti sono diversi. Sicuramente si sviluppa una percezione amplificata delle forme femminili, una cosa di cui ci si rende conto anche con sorpresa, soprattutto durante il viaggio di ritorno per il fine settimana, durante i congedi, o quando passa una di quelle rare reclute di sesso femminile, che finiscono per diventare semi scherzosamente la fantasia della compagnia (guarda la bionda. hai visto la bionda? è passata la bionda...). Altro elemento è la comparsa quasi brutale e "sospetta" delle battute sui gay. Non c'è niente da fare, diciamocelo in faccia: l'ambiente è quello che è, e non può avvenire diversamente che un lieve spostamento medio delle persone verso la bisessualità. Sono convinto che in diversi mi direbbero "parla per te", ma secondo me è pura e semplice natura. Ci sono fortunatamente anche alcuni fattori limitanti: il fatto di scherzarci su, che scarica la tensione, la fatica fisica ed il programma pieno, ed infine il fine settimana, almeno per quei fortunati che hanno la ragazza. In ogni caso non invidio le donne che sono su con noi a fare la scuola reclute, né i poveracci che sono con loro di sezione. Che distrazione continua deve essere...

Giovedì ho sparato per la prima volta con un fucile vero. Che dire... È divertente. Con questo non sto dicendo: avrei voglia di andare in giro a sparare alla gente. Dico solo: è divertente. E più difficile di quello che avrei pensato. Meno divertente è la pulizia del fucile dopo il suo utilizzo, e ancora meno è sentire il suo peso sulle spalle tutto il giorno. La prima volta abbiamo sparato dai 30 metri, e una volta dai 300, dove ho fatto abbastanza pena.

Le ispezioni sono un elemento particolare della vita militare. Ne abbiamo avute solo 2 finora. In pratica si tratta di "esibire" qualcosa ad un grado più alto. Ad es. mettersi in fila, e uno per volta fare il saluto e presentarsi, senza fare errori. Si riceve una nota a livello di sezione. Noi non abbiamo fatto un figurone...

Il weekend della guardia è stato il più lungo della mia vita - o almeno così mi diverto a dire. In ogni caso è stato molto noioso. Mi ero lamentato di non avere tempo, e ad un tratto ne avevo fin troppo: 3 giorni pieni (da giovedì sera fino a domenica sera) di servizio. È una cosa che tocca a tutti prima o poi. Funziona così: si sta seduti ad una postazione, di solito un'entrata o una barriera, e si annotano gli avvenimenti, il passaggio di alti gradi, le telefonate, le chiavi ritirate, le eventuali macchine civili di passaggio. Si risponde al telefono e si forniscono informazioni. È vietato bere, mangiare, dormire, andare in bagno, abbandonare il posto di guardia. Si può leggere, e questo mi ha salvato. Il problema è che durante il weekend tutti se ne vanno, e non succede proprio nulla! Le uniche chiamate che ricevi sono quelle che fanno per controllare se sei ancora sveglio. Si hanno 3-4 turni di tre ore al giorno (sono chiaramente inclusi turni notturni), ed è proprio questo ritmo strano, associato al freddo che faceva quel weekend, che ti devastano... Mi sono ammalato venerdì notte, ho passato il sabato col mal di testa, e adesso, una settimana dopo, sono ancora influenzato. Sono stati i giorni in cui ho scritto di più nel diario, e non si tratta certamente degli apporti più allegri e positivi... E il fatto di non avere un collegamento internet neanche a pagarlo oro ha contribuito a peggiorare il mio umore. D'altra parte quella è stata la prima volta che ho avuto un po' più tempo per parlare con i camerati (durante i periodi di riposo), per conoscerli meglio, e per leggere, cosa che mi mancava abbastanza.

La marcia è stata molto bella. Discesa da Motto Bartola fino ad Airolo e ritorno. Le fiacche della prima settimana erano guarite, i piedi resistenti, e perfettamente sani anche a fine marcia. E avrei pure potuto continuare. Insomma una gran soddisfazione. Anche lì la camerateria era bella da vedere: gente che trasportava gli zaini degli altri, un camerata con la tendinite è stato portato tutta la salita in barella... Io ho cercato di aiutare un po', ma ho notato che dovevo stare comunque attento e gestire le energie.

C'è stata una "lezione" sulla politica di sicurezza della Svizzera. Ci hanno mostrato diversi dati, ma in sintesi si è mostrato come tra i vari pericoli a cui è sottoposta la Svizzera (tra cui risultano ad es. conflitti all'esterno e all'interno dell'Europa, catastrofi naturali, guerra informatica...), quello di un attacco armato da parte di una forza esterna è quello di gran lunga meno probabile, ma anche il più devastante. Da questo punto di vista la questione dell'esercito diventa paragonabile a un qualsiasi discorso assicurativo: ci troviamo di fronte ad un evento poco probabile, ma potenzialmente molto dannoso - ci assicuriamo? L'istruttore ha lasciato aperta la domanda, sottolineando che ognuno deve formare la propria opinione, cosa che ho molto apprezzato. Altri elementi che ho annotato della lezione: sembra che la Svizzera abbia uno degli spazi aerei meglio protetti del mondo. L'esercito è solo un elemento della politica di sicurezza svizzera, che comprende tre compiti strategici:


  • Promozione della pace

  • Prevenzione e assicurazione dell'esistenza

  • Difesa


L'elemento che di sicuro pesa di più sulle casse dello Stato (l'esercito costa 4 miliardi l'anno, soldi che vanno essenzialmente in tecnologia e mantenimento dei facenti parte dell'esercito) è la difesa. Delle 200'000 persone facenti parte dell'esercito ne rimarrebbero solo un decimo, se si togliesse all'esercito il compito della difesa, che è l'organo che (fortunatamente) viene utilizzato di meno nella realtà. D'altra parte se si smantellasse l'esercito ora, per ricostruire tutto il necessario, formare le persone eccetera, ci vorrebbero 50 anni. E si sa che le situazioni politiche cambiano più velocemente. Un altro punto è che l'esercito svizzero è comunque insufficiente: di certo avremmo bisogno dell'aiuto di forze esterne, e qui si pone la domanda sulla misura con la quale vogliamo essere dipendenti da altre potenze.

Durante la prima settimana ho valutato seriamente la possibilità di fare l'avanzamento. Allo stesso modo ho valutato quella di fare obiezione di coscienza. A lungo indeciso, ho dovuto fare una scelta: non intendo fare ne l'uno ne l'altra. Quello che decideranno i miei "superiori" è un'altra storia, non posso influenzare la loro scelta più di tanto. A livello personale però la decisione è presa: faccio il servizio perché ho deciso di vedere com'è, ma non voglio dedicare ulteriore tempo ed energie al militare: 10 mesi sono abbastanza, direi.

Dopo ormai tre settimane di scuola reclute posso dire che ci sono due caratteristiche che del militare proprio non mi piacciono - direi quasi: odio.


  • Sei tagliato fuori, isolato dal mondo, non puoi informarti, non puoi approfondire dei temi, non puoi vivere una vita cosciente di quel che accade, se non leggendo giornali. Ma quel che è grave: non puoi operare all'esterno. Non puoi inviare impulsi nel mondo. Devi abbandonare progetti, lasciare perdere tutto, perché o ti mancano i mezzi per mandarli avanti, o ti manca il tempo. Il militare è troppo pervasivo: diventa l'unica realtà, l'unica cosa a cui sei in grado di pensare.

  • Per la prima volta nella mia vita mi trovo a stare male perché voglio fare bene. Volere fare bene è parte integrante della mia personalità, non dipende da cosa mi trovo a dover fare. Una volta scelto di non volere fare l'avanzamento mi trovo però ad avere paura di fare troppo bene perché potrebbero scegliermi - e costringermi ad avanzare. E sentirsi in colpa a causa dell'impulso a migliorarsi è una delle cose più contronatura che possano esistere - una cosa che sopporto con fatica.


Ho fatto qualche riflessione sull'idealismo. Eravamo in pausa, avevamo giusto sparato dai 300 metri, e ad un certo punto ho fatto questa domanda a un mio compagno: "tu spareresti ad una persona?", e lui mi ha risposto: "no certo". Già questo mi ha calmato un attimo: non mi trovo in mezzo a persone poi tanto diverse da me. Ma poi ho insistito, perché alla fine è questa la domanda che mi turba: "e per salvarne un'altra?". A questo punto l'altro ci ha pensato su, e poi ha detto: "Non lo so, forse si. Dovrei trovarmi nella situazione". Questa, signore e signori, secondo me, è la risposta più sana che un essere umano di questo mondo può dare. E che altro si può dire? Non sparerei a nessuno, neanche per salvare qualcun altro? Si sparerei di certo? Io non sono in grado di rispondere.

Comunque comincio a pensare che l'esercito è solo una risposta possibile alle questioni di politica di sicurezza. La più primitiva, forse. In ogni caso non è necessariamente negativa di per sé. Sbagliato sarebbe eliminare tutto senza proporre dei modelli alternativi, migliori. Ci deve essere una transizione culturale e politica verso altre misure, meno autoritarie, meno violente. Però queste devono essere sviluppate, non si può saltare nel nulla e basta. Il livello meno primitivo di politica di sicurezza secondo me è lavorare per una società e cultura dove a nessuno verrebbe in mente di attaccare un altro paese. Si tratta di un discorso estremamente interessante e certamente non comprende molte soluzioni facili.

Quando qualcuno mi chiede come va al militare e devo rispondere in due parole dico: preferirei fare qualcos'altro, ma in fin dei conti mi diverto. E più o meno è così che la penso.

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