Mi fa molto piacere leggere la tua argomentazione sulla varietà di marce: ne ho fatte due, finora (8 e 15 km, venerdì prossimo faccio la 20), e l'ultima è stata proprio una marcia del dolore. Inizio con 3 km di salita (secondo me erano un po'di più): scemo che sono ho indossato gli scarponi nuovi, che avevo usato abbastanza ma evidentemente non a sufficienza... dopo la salita le fiacche cominciavano a farsi sentire. La discesa l'abbiamo iniziata a un ritmo forsennato, io e il mio gruppo: eravamo sei su dieci, più l'app capo, gli altri per motivi vari erano riusciti a schivarla per vari problemi fisici (e mentali aggiungo io). Uno dei nostri avevala dispensa dal portare lo zaino, così si è portato la rado SE-235 per tutto il tempo; uno furbamente aveva tolto la tenuta NBC e allora si è beccato i PPI (bende); io, che per amor proprio avevo tenuto tutto nello zaino, ho dovuto portare la coperta, che pesa anche quella un buon chilo... insomma, abbiamo praticamente corso per i restanti 12 km, superando tutti: partendo con 15 minuti di ritardo siamo arrivati primi con un vantaggio di 10'. Pero gli ultimi 8 km per me sono stati la morte. Dopo che l'app capo mi ha detto che "quando le gambe cedono tiene la testa" (a me, ti rendi conto? che sono quello in quel gruppo che la testa la sa usare di più, soprattutto per lo sforzo) e che un mio compagno mi ha esortato a ritirarmi, ho tirato fuori la mia forza interiore (fa tanto Harry Potter, nevvero?) e sono riuscito a portare a termine la mia sfida personale... anche se all'ultimo Zwipf, a quattro km ca dalla fine, sono caduto in gincchio e mi sono rialzato e ho continuato in lacrime... quando siamo arrivati mi sono chinato e ho baciato il terreno della caserma. Mai sofferto così tanto in vita mia...
"Durante la quarta settimana della IDR1 la vostra sezione avrà un impiego a Mels, vicino a Sargans, ai confini con il Liechtenstein. Mentre le altre sezioni della compagnia faranno la loro settimana di resistenza (oggi si dice così, perché nelle settimane di sopravvivenza, tipiche del vecchio esercito, non si riceveva abbastanza da mangiare), voi sarete impiegati in una compagnia della logistica. Avrete il piacere di vedere l'accantonamento militare sotterraneo a Castels, antica fortezza di Sargans, nascosta più di cento metri nella roccia. Si tratterà di un esercizio di compagnia. Situazione generale: vi sono stati attacchi ed attentati a fabbriche chimiche e ad un bar della regione. È stato utilizzato anche del gas. Situazione particolare: L'esercito deve proteggere dei luoghi chiave della regione, e i sanitari si tengono a disposizione per svolgere la loro funzione. Dovrete aspettarvi civili, terroristi, gruppi violenti che utilizzeranno bombe, gas, e svolgeranno azioni di disturbo come sabotaggi e furti di materiale. Ci si possono persino aspettare dei carri nemici. Inoltre, con la compagnia logistica farete l'ispezione finale e la marcia. Rientrerete venerdì pomeriggio."
Questo il piano, queste le intenzioni. E ora ai miseri fatti. Lunedì, come programmato, ci siamo spostati vicino a Mels, e siamo stati presentati alla compagnia, in una specie di radura nel bosco. Dopo una breve pausa ci hanno informati sul nostro prossimo obiettivo: "quando saremo arrivati, uscirete dai duro e stabilirete una sicurezza a 360 gradi". Siamo saliti sui duro, e dopo un po' di attesa ci hanno gridato che eravamo arrivati, e nel luogo stesso in cui avevamo fatto pausa (e in cui diversi soldati della logistica la stavano ancora facendo) abbiamo dovuto uscire con tutto il materiale da combattimento, disporci a tutto attorno ai veicoli e puntare il nostro fucile in tutte le direzioni in attesa del nemico. Piu tardi, "taxi taxi!": entrare più velocemente possibile nei veicoli, e siamo andati a fare la stessa cosa su un piazzale vicino ad una strada cantonale, a quasi un'ora di distanza. Più tardi siamo ritornati a svolgere questa edificante attività esattamente al punto di partenza. Di nemico manco uno. Già lì mi chiedevo: e dove sono le fabbriche e i bar che dovremmo proteggere? Perché gli attentatori dovrebbero venire ad attaccarci in un bosco, tra l'altro a due minuti dalla caserma (il famoso Castels)? Abbiamo comunque potuto cominciare ad abituarci ad operare nell'assenza totale di informazioni, situazione che si sarebbe presentata continuamente durante la settimana.
Così è passato il primo giorno. Il secondo è stato peggio del primo: abbiamo finalmente ottenuto l'ordine di montare la nostra postazione. Purtroppo su un piazzale in beton, senza nemmeno essere forniti di un trapano per fare i buchi nel terreno necessari per i picchetti. Risultato: abbiamo tirato fuori tutto il materiale possibile e passato la mattinata in attesa che ci portassero il trapano con il pranzo. Non arrivava niente, così abbiamo chiesto via radio, e ci han detto che stava a noi andare a mangiare da loro. Di conseguenza abbiamo dovuto organizzare all'ultimo momento un viaggio per metà sezione, mentre l'altra metà faceva la guardia al materiale, e viceversa dopo. Il pomeriggio avevamo il trapano,e abbiamo montato parzialmente la postazione (le antenne manco a pensarci: hanno dei paletti con una leggera forma di vite, e dunque il trapano non serviva a niente), e ci siamo rimessi ad aspettare. Stranamente, la "sicurezza 360 gradi" aveva perso tutta la sua importanza... non uno che girasse col proprio fucile in spalla. Non si è presentato nessuno, in ogni caso, e la sera abbiamo dovuto rismontare tutto e tornare a dormire dove eravamo già stati la notte prima. Quattro della nostra sezione, in più, hanno dovuto partire a Schwyz ad aiutare per la presa del materiale di altre compagnie. Settimana di resistenza? Ci avevano vietato apparecchi multimediali e cibo privato... tutto quello che facevamo era mangiarci i nostri snacks, e telefonare, o giocare alla psp, o altre attività simili. Tra l'altro quello era il giorno del mio compleanno.
Il terzo giorno c'è stata l'ispezione. Malgrado tutta la mala organizzazione, sembrava che si fosse riusciti comunque ad organizzare un'ispezione, per la quale comunque la nervosità era niente rispetto a quella finale col colonnello Moser. Francamente, avevo sempre pensato che i sanitari fossero quelli più tranquilli e meno militaristi. Mi sbagliavo. Quelli della logistica ci superano, stando a quello che alcuni soldati con cui ho potuto parlare mi hanno raccontato. Scandaloso il loro comportamento durante la presentazione al divisionario... Gente che nel "Daher" stava con le mani in tasca, che si lamentava ad alta voce del freddo. Voto finale: "buono, ma persino buono buono", che nessuno ha capito cosa significhi.
Un esercizio dell'ispezione è stato comunque interessante: si trattava di organizzare un salvataggio di un gruppo di persone che avevano avuto un incidente. Infatti la difficoltà più grande è stata coordinarsi a livello di gruppo, avendo sempre visto casi singoli e già chiari dal principio. Per il resto le ispettrici, che venivano dal ramo sanitario ospedaliero, sono rimaste impressionate. Dopo questo esercizio siamo tornati al nostro amato piazzale in beton, a fare assolutamente niente, per poi rispostarci nel boschetto, dove abbiamo trovato troppo poco da mangiare per tutti (il furiere tutto schiscio ad indicarci almeno le belle fette di torta che c'erano come dessert, e che alla fine erano troppo poche pure loro). Dopo pranzo siamo andati in un altro posto a far niente per un altro po', per poi spostarci a Flims (si calcoli come minimo mezz'ora di tempo per ogni spostamento), vicino ad un campo di calcio, dove una volta posizionati i container abbiamo potuto finalmente montare un EMS2 in piena regola. Alla buon'ora, era la sera del terzo giorno. Ma non era finita! Infatti, un sanitario che monta una postazione sanitaria, si aspetterebbe, secondo logica, di cominciare a fare il suo lavoro da sanitario (ripartizione turni, attesa, trattamento pazienti, trasporto). Invece dopo cena abbiamo dovuto stabilire una guardia per la notte, e spostarci in un fienile con tutta la compagnia a "dormire".
Stavo giusto pensando al dolce sonno che mi aspettava, finendo di scrivere il riassunto di quella giornata, che un "allarme fuoco!" ci ha spinti ad uscire tutti dal fienile, per essere informati che ci sarebbero stati altri allarmi durante la notte, e che noi sanitari avremmo dovuto alzarci soltanto per l'allarme fuoco. Qualche ora più tardi, questa volta stavo già dormendo, è arrivato l'ordine di stabilire il grado di prontezza 2 (tenuta NBC, copristivali). I nostri sacchi da combattimento erano nella EMS2, quindi abbiamo dovuto alzarci, nel cuore della notte, tornare indietro, stabilire il GP2, e dormire nel tendone sanitario. Il gestore dell'esercizio che è passato a vedere non capiva più niente: non si monta un EMS2 per organizzare una guardia e farci dormire la truppa, e noi, per cause di forza maggiore avevamo fatto proprio quello.
Quarto giorno. Il giovedì di bello c'è stato che la mattina abbiamo fatto alle varie sezioni della compagnia una specie di tour guidata dell'EMS2. Durante il pomeriggio abbiamo smontato tutto, e ci siamo spostati in un posto dove ci hanno fatto preparare, nessuno ha mai capito perché, il primo grado di prontezza dell'EMS2 (quello da raggiungere in mezz'ora, mostrato durante la giornata dei parenti). Siamo venuti a sapere, durante la sera, mentre gli altri della compagnia stavano già dormendo, che la marcia da 35km era prevista alle 4 di mattina, dunque la sveglia, considerato lo spostamento, era alle 2:30. Allora è sorta la speranza, dopo tutto quello che avevamo passato, di riuscire ad evitare almeno la marcia, perché dato che saremmo rientrati il venerdì stesso, avevamo diritto a 6 ore di sonno, e non 3 o meno. Il nostro capo sezione, che durante la settimana aveva giustamente acquisito un'espressione sempre più snervata, ha colto la palla al balzo ed è andato a parlarne col comandante di compagnia. Risposta: allora dormite 6 ore il pomeriggio dopo la marcia, e solo dopo rientrate. Chiaramente il primo tenente ha ritirato quello che ha detto, è tornato a riferire, abbiamo smontato quel trancio di tenda montato come al solito inutilmente, e siamo andati a dormire. Poche ore dopo, come tutti, ci siamo alzati per essere portati a Listhal.
Quando guardo indietro alla marcia, non penso più al fatto che avrei avuto diritto a non farla, che abbiamo dormito meno che i logistici prima di farla, che abbiamo mangiato una mela per colazione, non penso che eravamo l'ultima sezione, senza avere il diritto di superare, e dunque non potevamo andare al nostro ritmo, e quando arrivavamo alle postazioni "Zwipf" non ci restavano che pere. Quando penso alla marcia quello che mi viene in mente è l'esperienza personale. Avevo fatto tre marce prima di quella, ma è stato lì che ho scoperto che esistono due tipi di marcia: la marcia contro la fatica, dove ti vien voglia di fermarti un po', di andare più lento, di prendere fiato, bere qualcosa, mangiare qualcosa. E poi la marcia contro il dolore, quale è stata quest'ultima. Avevo male muscolare a un piede da quattro settimane, ancora adesso non so perché. Fatto sta che a causa di quel dolore, il mio passo non era naturale, e ben presto ha cominciato a farmi male anche l'altra gamba. A un quarto del tutto mi sono chiesto per la prima volta se abbandonare o no. E da lì non ho mai smesso di chiedermelo. Quando si è stanchi, esistono dei momenti di tregua, dove uno si guarda indietro, e si dice: wow, ho già fatto tutto questo tratto? oppure: mamma mia, è passata un'altra ora? Con un dolore di un certo grado questo è impossibile. Sei cosciente, presente fino in fondo, ogni minuto, ogni secondo, ogni passo. E quando c'è una pausa, o ci si ferma, ti snerva, vuoi continuare, andare avanti, perché sai che soltanto alla fine c'è il sollievo. Ma alla fine non è contro il dolore che si lotta, è contro la propria testa, che pensa, che pensa troppo, in quei momenti, e sempre alla stessa cosa: smettere, smettere, smettere. E il vero sforzo non è il passo, ma tutto quello che devi pensare per motivarti a farlo. Diventa una questione d'onore: una volta che hai pensato che è la tua unica possibilità, e che se smetti è solo colpa tua, non puoi cancellarlo, e continua a ripresentarsi. La testa diventa come una macchinetta, un ciclo: Dolore! -> Smettere! -> Onore! -> Prossimo passo! -> Dolore! -> ...
Alla fine ce l'ho fatta. Ce l'abbiamo fatta tutti (quelli della nostra sezione, almeno). Penso ci fossero persone ridotte peggio di me, anche se è difficile valutare lo stato psicologico delle persone. Ormai è così: ognuno ha la propria marcia, e anche se siamo insieme, ognuno lotta contro il proprio dolore, fatica o che sia. E vincere questa sfida personale è una cosa che ha un grande valore, poco importa se altrove o durante il servizio militare, poco importa se durante una gita con amici o dopo una settimana di merda. Ancora adesso però mi chiedo: ma che fine avevano fatto gli attentatori?
Lacrime. Mai pianto a militare. Si... forse la seconda sera, quando Rossetti continuava a farmi pompare flessioni perché ero sempre l'ultimo ad arrivare con le sue cose quando preparavamo il sacco da combattimento... lì volevo girarmi, stenderlo a suon di calci nei denti, farmi mettere in prigione e poifarmi scartare :D
Comunque bravo Nick, non scrivi più.. :( peccato era bello sentirti. Chissà che prima o poi non ci aggiorni ancora. In ogni caso dovrai aggiornarci alla CENA DI SEZIONE (Ticino Mafia) che si terrà presumibilmente il 22 dicembre a Bellinzona (territorio neutro per non alimentare odio tra noi crucchi e i terroni. Volevo proporre monte ceneri, ma non mi sembrava adeguato.
Ti dico questo perché ho notato che non hai mai il natel acceso e forse il messaggio non ti è arrivato. Ti farò ancora sapere, ma anche tu cerca di farti sentire! E cerca di esserci, naturalmente: visto che solitamente sei tu che organizzi queste cose, mi pareva carino farti trovare tutto pronto proprio al debutto delle tue ben meritate vacanze.
Ciao
di solito mi piace restare tra quelli che il blog lo leggono solo...
però volevo dirti che è sempre bello leggere il blog e sapendo tutti gli sforzi che devi fare mi rendo conto
di come a volte avrei poco da lamentarmi.
ne approfitto anche per farti gli auguri...
aspettando il prossimo articolo...
"lisa"