Ciao belloooo! Mitico, come sempre! Però cavolo, vorrei averla fatta anch'io la VBA :( Invece eccomi in questo ambiente fantastico, ma pieno di respnsabilità (merda). Non ne posso già più della vita dello studente... avrei dovuto finire la SR. Però amen... tanto in caserma ci torno tra 2 o 3 anni (chissà la voglia), con un'esperienza tutta nuova e da scoprire. Però non mi rispondi mai quando ti chiamo, dici che ti devo chiamare sulla radio?
Mi sono svegliato, il primo giorno della seconda settimana di IDR, dopo un weekend di guardia, che avrei voluto essere da un'altra parte - o almeno in un altro stato fisico. Avevo mal di testa, di gola, il naso fuori uso, e soprattutto faceva un freddo tale che mi domando quando sia stata l'ultima volta che l'abbia provato. Ci siamo spostati a Grono, dove abbiamo passato la mattinata a fare esercizi di guardia e col fucile. Quando per un momento non c'era niente da fare, stavo in piedi senza muovermi, guardando dritto davanti a me. Poi, verso mezzogiorno, mi sembra, ci ha raggiunti il sole, e con esso un po' di calore. Guarda caso alla stessa ora abbiamo cambiato attività e cominciato a fare esercizi NBA. Come ormai sapete, se un soldato vuole sudare un po' basta che si metta in grado di prontezza 4 (tuta, guanti e maschera). Insomma sono passato da un freddo insopportabile ad un caldo di simile natura, nel giro di una mattinata.
Una volta finito di gettare dietro di noi uno dopo l'altro i vestiti NBC, secondo la procedura, siamo tornati a Riazzino per rifare il test sportivo TRIFIT (un analogo di quello che si fa al reclutamento), unico momento di quella giornata che non aspettavo semplicemente passasse. Prima di andare in libera uscita, ho saltato la cena per andare a ritirare il materiale radio che ci sarebbe servito durante la settimana.
Martedì spostamento alla saleggina di Bellinzona e montaggio della postazione sanitaria. A noi specialisti radio di montare le antenne e tutto l'impianto. È bello avere una responsabilità, potersi gestire, persino potere discutere un ordine argomentando con le conoscenze in più che si hanno. Abbiamo passato quattro giorni a Bellinzona, bivaccando per la prima volta nelle tende militari, che consistono in due teli quadrati tenuti su da qualche paletto, alte un metro scarso e senza fondo. La prima notte ho quasi avuto un attacco di panico, quando mi sono svegliato, all'idea di dovere aprire tre cerniere, mettere gli scarponi, strisciare fuori dalla tenda per potere correre dietro ad un albero... Per quanto riguarda il freddo, non l'ho più sofferto: fortunatamente avevo imparato dal primo giorno, e avevo messo tutti i vestiti che potevo mettere. Non li ho più tolti, nemmeno per dormire (a parte gli scarponi) per tutta la durata del sopralluogo. L'influenza in questo modo non si è aggravata. Mangiavamo in gamella, tralasciavamo di farci la barba (finché non siamo stati obbligati dal capo sezione). Vi lascio immaginare lo stato in cui eravamo al ritorno: tutto quello che eravamo in grado di pensare era: "dooccia!".
Il primo giorno abbiamo ripassato le perfusioni. Sono fortunato: finora non mi hanno mai fatto male, persino quando mi hanno attraversato la vena con l'ago, con conseguente macchiona blu comparsa circa una settimana dopo.
La seconda notte i ticinesi si sono aggregati per offrirsi come volontari per la guardia notturna. Forse l'ho già detto, comunque l'avevo notato già su al Motto, e lo notano tutti quelli che vanno a studiare in Svizzera interna: è incredibile la capacità dei ticinesi di formare un gruppo solidale, forse per il fatto che in molte situazioni in questo paese ci troviamo nella minoranza. Io, essendo anche un poco bernese, e arrangiandomi discretamente col francese, ho percepito meno questo forte sentimento di appartenenza. In ogni caso è interessante notare come questa sorta di "mafia Ticino" si formi quasi automaticamente, e possa portare facilmente anche a delle tensioni. Nel caso della notte di guardia il risultato è stato ben positivo anche per il resto della sezione.
La sera del terzo giorno è cominciato l'esercizio sanitario per eccellenza: la messa in funzione dell'EMS2, con veri finti pazienti, inviatici ad intervalli ed in numeri diversi dalle altre sezioni, pazienti che dovevamo trattare alla giusta maniera e poi rispedire al mittente. Ognuno faceva quello per cui era formato: i soldati sanitari normali applicavano bende, garze e perfusioni, gli specialisti d'urgenza svolgevano operazioni nel container apposito, gli autisti trasportavano agli "ospedali" i feriti, e gli specialisti radio comunicavano col battaglione per sapere quanti pazienti fossero in arrivo dal "fronte" ed annunciavano quelli in partenza. La sezione era organizzata in turni come per la guardia: servizio, picchetto e riposo.
Dopo qualche giorno in quello stato avevamo perso il senso del tempo: non sapevamo più dire bene che cosa era successo uno, cosa due giorni prima, sembrava di vivere una cosa unica e continua, dove se si dormiva era soltanto quel poco per resistere ancora un po'. È stato lì che ho capito che non sono mai gli altri ad impedirti di riflettere sulla situazione, di scrivere, cosa di cui avevo paura durante le prime settimane di RS. In realtà è solo contro la propria spossatezza che si deve lottare, se si vuole mantenere una certa attività mentale anche durante un impiego: quando avevo un po' di tempo, avevo solo la forza di stare seduto, guardare nel vuoto, sperare di non dovermi rialzare troppo presto, e dovevo proprio forzarmi a scrivere, se non altro una breve lista di quello che si aveva fatto.
Venerdì marcia da 15 km, che in realtà erano 11, direttamente dalla saleggina ai bunker di Riazzino. È stata l'unica possibilità per i non ticinesi di vedere un poco della regione. Non molto, comunque, dato che siamo sempre stati sul piano di Magadino, senza alzarci mai abbastanza da godere di un po' di vero paesaggio. Durante la marcia avevo qualche problema di dolore alle gambe e ai piedi. Ho poi cominciato a parlare con Zollinger, che è riuscito a risvegliare in me l'interesse per la Bibbia. Discutendo di religione e fede, poi, quel paio d'ore che rimanevano è passato molto velocemente.
Concludo il post confermando quello che supponevo qualche settimana fa: è ben possibile avere un buon capo sezione il cui obiettivo non è quello di renderti la vita difficile, e che nei momenti in cui la situazione lo permette è in grado di stabilire un rapporto anche amichevole con la truppa, pur mantenendo tutta l'autorità necessaria a condurre il gruppo, un'autorità alla quale si aggiungono rispetto e stima.
E ora ho cominciato anche io:D
non nego che non sono riuscito a scrivere niente questo week-end, e probabilmente non scriverò su di me nemmeno sul treno per tornare (devo partire fra un'oretta da casa): invece devo cominciare a lavorare all'articolo che dovrei (non è un dovere vero e proprio) consegnare entro un mese e mezzo per "Meridiana", la rivista di astronomia con la quale collaboro e che ha pubblicato nell'ultimo numero due miei articoli (sic!).
A te manca "poco", ormai: io invece sono sempre convinto a voler avanzare al grado di sergente (in artiglieria significa diventare capopezzo, cioè comandante di un oblice blindato M109), dunque mi mancano ancora 35 settimane. Ma la soddisfazione di farmi fare il saluto da te è troppo grande:D