È molto toccante ciò che dici (che mi porta a volere una morte di infarto correndo un ironman a 80 anni, possibilmente un arresto cardiaco appena tagliata la linea del traguardo), e personalmente penso che questo accanimento di cure - d'altronde, come riportavi all'inizio, cosa dovremmo fare, lasciarli morire? - renda quest'ultima parte della vita decisamente triste...
e allora, se puoi, rendigliela più felice possibile quest'ultima parte di vita. Un consiglio, se non l'hai già ricevuto: guarda il film Patch Adams, con Robin Williams, che tratta bene o male queste tematiche. Dovresti trovarlo in biblioteca.
Salutoni, un abbraccio di solidarietà!
Mätt
Dopo due mesi di lavoro con soli uomini, mi aspetta un mese di lavoro con sole donne. Tutto un altro mondo. Lunedì mattina prima di cominciare ho cercato di individuare il pregiudizio che ho formato nella vita riguardo agli anziani ed agli ospizi, per poterlo poi osservare criticamente e confrontare con nuove idee una volta acquisita più esperienza: "I vecchi sono disadattati della società di oggi: una volta restavano in famiglia con un loro posto, e ora vengono parcheggiati in un istituto ad aspettare la morte, resi inutili dal nostro modo frenetico di vivere. La vita che fanno non è neanche più vita. Eppure che fare, lasciarli morire?". Ma vedremo che ne penso dopo 4 settimane a stretto contatto con questa problematica.
La casa per anziani San Carlo, situata nella zona alta di Locarno, si occupa delle persone nell'ultima fase della loro vita. Le persone che vengono assistite lì vengono chiamate ospiti, e non pazienti, o malati o chissà cosa. L'infrastruttura è abbastanza complessa: a pianoterra c'è una grande mensa interna, con una cucina grande quattro volte quella che abbiamo su a Motto Bartola. In tutti gli altri piani ci sono le camere degli ospiti (una camera per persona, che dato che lì ci viene proprio a vivere, la personalizza, riempiendoa dei propri oggetti, del proprio mobilio, dei propri ricordi), oltre ad una saletta e ad una sala pranzo comune. C'è anche una sezione riservata agli ospiti malati di Alzheimer che potrebbero uscire dall'istituto senza problemi, ma poi si scorderebbero di dove si trovano, si perderebbero. Vi sono diversi reparti, che comprendono due piani, per i quali si occupano diverse assistenti di cura, alcune infermiere di cui una capo reparto. La gerarchia continua con una responsabile generale che mi ha accolto di lunedì, via fino alla direttrice. C'è poi altro personale, responsabile ad es. delle pulizie, dell'animazione, della cucina. I medici girano e vanno dove c'è bisogno. Io sono ancora una volta ai piedi della scala: stagista. Sono qui per imparare i rudimenti del lavoro dell'assistente di cura.
L'assistente di cura si occupa dei bisogni primari degli ospiti, li alza la mattina, li prepara, li porta nella saletta del piano, dove gli ospiti stanno tutto il giorno, e dove gli vengon serviti colazione. pranzo, merenda e cena. Per gli ospiti si parla di gradi di dipendenza: da chi si alza da solo e passa la giornata in basso (sono quelli che vedo di meno), a chi fa fatica a camminare, a chi non cammina del tutto, a chi necessita di assistenza per ogni gesto. C'è un cartellino per ogni ospite, con le indicazioni del caso. Degli ospiti di due piani si fanno dei gruppi fissi, con gradi di dipendenza misti, e ogni giorno un'assistente si occupa di uno di questi gruppi. Quello che devo fare io è seguire un'assistente e osservare quello che fa.
Esistono diversi turni diurni, tutti lunghi complessivamente 8 ore, tutti che cominciano alle 7 di mattina, ma che essenzialmente differiscono per lunghezza e disposizione della pausa pranzo. Io ho soltanto turni continuati (fino alle 16:00 con un'ora di pausa pranzo) e turni con 4 ore di pausa dalle 12:00 alle 16:00. Preferisco i turni continuati, perché in quelle 4 ore non è che faccio granché, oltre dormire. E ora passiamo alle mie impressioni.
I primi due giorni di lavoro mi sono bastati per capire realmente a che tipo di lavoro andavo incontro. Già subito ho cominciato a vedere, uno dopo l'altro, anziani nudi, anziani venire lavati, curati, cambiati, anziani col catetere, anziani andare di corpo, clisteri. È stato abbastanza scioccante, ma ben presto lo schifo è passato, e cio che vedevo diventava normale. Con gli odori faccio sempre ancora fatica. Bisogna dire che non è che io abbia fatto molto, durante la prima settimana: ho osservato, ho capito le abitudini, e soprattutto la varietà di abitudini degli ospiti, la varietà di stile delle assistenti di cura, e realizzato che in questo lavoro ci sono molte procedure, procedure che si ripetono uguali o simili, con molte cose da ricordare, ma che in fondo hanno tutte una logica dietro. Allora ho cominciato a fare molte domande, per capire il senso di ogni passo, e ho cominciato a prendere appunti.
La prima volta che ho dovuto imboccare mi sono accorto di avere un problema di linguaggio: come parlare con un anziano? Come trattare una persona che si sta assistendo? Il loro stato ha qualcosa di simile a quello di un bambino. Tuttavia si tratta di qualcosa di totalmente diverso: hanno tutta una vita dietro, le persone davano loro del "lei". E così faccio io. Ho dovuto provare, e piano piano mi son sentito più sicuro: in fondo basta essere gentili e rispettarli. Mi ero spaventato all'idea di parlare tanto quanto le assistenti di cura, e invece ho visto che spiegare ogni cosa che si sta per fare viene quasi naturale. Devo abituarmi a parlare più forte.
Ho avuto anche momenti di crisi, di dubbi profondi. Mi sembrava di veder fantasmi. Avevo immaginato di trovare dei simpatici vecchietti, ormai non più indipendenti, che però discutono tra loro, giocano a carte, leggono. E invece ragionavo ancora con parametri "giovani". Quello che ho incontrato era diverso: li vedevo lì seduti, muti, a guardare niente, a rivolgersi soltanto alle assistenti, e solo se c'era un problema. Vedevo, insomma, persone isolate. A cosa serve risolvere i loro problemi fisici - mi chiedevo - a cosa serve lavarli, pettinarli, curarli, dare loro da mangiare per metterli a guardare fuori dalla finestra? O la televisione, che guardano ma non guardano? Mi veniva da chieder loro: ma cosa stai pensando? Pensi ancora? Capisci? A volte mi chiedevo: non ci sono, o sono da qualche altra parte? Negli occhi hanno un mistero che non scoprirò mai.
Pian piano però ho sviluppato la sensibilità per le piccole cose, ho cominciato a percepire le differenze: questo parla solo se gli fai domande, questa capisce ma non riesce a parlare, questa ha le sue fasi, e questa è semplicemente "confusa". Insomma anche così, anche in quello stato, si mostrano delle personalità, delle differenze di carattere. In ogni caso ci sono delle situazioni davvero tristi: si vede come con l'età è proprio il nostro corpo, nostro malgrado, ad isolarci gradualmente dal mondo, a portarci in una sfera silenziosa e solitaria. Non so che cosa sia peggio: quando si rivolgono a me dicendomi di volere andare a casa, che c'è la famiglia che aspetta, o quando ci si rende proprio conto che si annoiano, che non sanno cosa fare per passare il tempo. Penso la seconda. Io magari mi annoio, ma la sera vado a casa. E loro? Non c'è via di uscita, è l'ultima spiaggia. È una sensazione assurda, l'inevitabilità. Ionesco e Kafka hanno trovato in un ospizio la loro ispirazione. L'unico modo di salvarmi è stato pensare che tocca a tutti, me compreso, che è l'ordine naturale delle cose e che c'è una sorta di giustizia universale in questo.
Dopo 2 settimane in casa anziani a Faido s'è rafforzata la mia convinzione: a che scopo prolungare una condizione se non può essere definita vita? Per cosa prolungare la durata del corpo a 120 anni quando la mente s'è spenta ormai 30 anni prima? Quando capiranno che la sofferenza continua deve terminare?
Lo so è brutto da dire ma se ci si pensa con gli animali domestici lo si fa, quando non riescono più a tirare avanti li si addormenta, ora abbiamo concesso a questi animali i nostri stessi diritti, perché non concedere a noi un dirito che per il momento è solo loro, quello della morte?
Lo so sono fuori da ogni etica ma con sguardo cinico si può pensare anche ai vantaggi economici: meno posti letto necessari in case anziani ed ospedali, meno cure costose, meno personale che li deve assistere, meno AVS, devo continuare?
Io la penso così, se non siete d'accordo con me rispetto il vostro pensiero...
Ciao Nick, avanza bene il pratico? Non sai che goduria qua a Losanna, ieri sera workchoppe di biologia (una specie di ritrovo tra studenti dove la birra costa poco e ganasi con tutti, organizzato in corridoio all'Uni) e la sera prima apéro dei ticinesi, per riallacciare i contatti sbiaditi da 11 settimane di vacanza. Ci vediamo domani, fa' il bravo nel frattempo, neh?
Sgt Itserov, brigate esiercito russo, da Losannavja.
(ti spiegherò poi tutta la storia, con calma...)
Ciao nick come stai?? Mi è piaciuto davvero tanto quello che hai scritto riguardo alla casa per anziani...davvero...anche io la penso come te ;) ciaoo buon day stammi bene Giulia