Argentina, un assaggio
Published: 15:00, Monday 31 August 2009
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Ho visitato solamente il Nord dell'Argentina: Salta e dintorni.

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Più persone mi avevano consigliato di visitare il Nord dell'Argentina. All'inizio pensavo che non valesse la pena prolungare ancora il viaggio (già la Bolivia era un di più rispetto ai miei piani iniziali). A La Paz però ho incontrato una tedesca che mi ha descritto tutta una comoda lista di posti da vedere e suggerimenti. Per questo, dopo la visita al Salar non sono tornato a Uyuni ma ho proseguito diritto per San Pedro de Atacama, e il giorno dopo dal Cile sono passato direttamente all'Argentina. Scoprivo così un'altra modalità di viaggiare ancora: quella senza libro-guida. È decisamente fattibile: parlare coi turisti diventa ancora più indispensabile, e il resto lo si scopre man mano che si avanza. Quando rispetto ad una località ricevevo gli stessi consigli capivo che era quello che c'era da vedere, e via così. Durante tutto il tempo passato in Argentina non sono arrivato a sapere quale fosse il cambio dollari-pesos argentinos.

Ho pernottato per diverso tempo a Salta, la città più grande della zona. Punto più a Sud in cui ho pernottato in Sud America, mi è sembrato un luogo abbastanza significativo per abbandonarvi la mia barba: il luogo più freddo (l'altiplano) ormai l'avevo visto, non avevo più paura di sembrare troppo giovane, ed ero stufo di spaventare le donne che incontravo per strada. Questa città, come l'Argentina in generale, è molto più europea degli altri luoghi che ho visto finora. Non ero più veramente abituato ad un traffico abbastanza regolato, a negozi con orari precisi e chiusi la domenica. Impressionante era la gente che per strada cercava di offrirti qualcosa, una tour, un ostello: se dicevi che non eri interessato ti dicevano "gracias" e se ne andavano! L'Argentina poi è conosciuta per la carne, mangiata in quantità enormi. Sono comunque riuscito a trovare dei menu ragionevoli, e spesso ho mangiato veramente bene. Come città Salta mi è piaciuta molto. Ho svolto le solite attività da città come dare i vestiti in lavanderia e fare un bel blog update, andare al cinema e prendermi la mia prima ubriacatura nel nuovo mondo insieme ad un gruppo di svedesi del mio ostello. Malgrado l'esperienza di viaggio e forse a causa del rilassamento che questa esperienza comportava ho perso il mio orologio in un ristorante, e ben peggio il mio diario (!) durante una tour, fortunatamente recuperato all'agenzia il giorno dopo. Sarebbe stata la cosa peggiore capitatami finora, mentre il primato adesso ce l'ha ancora la gita a Taquile (oltre alla nera mattinata del terzo giorno di viaggio).

Le escursioni fatte nella zona tornavano sempre il giorno stesso a Salta, per cui non ho mai dovuto cambiare alloggio. A parte una city tour offerta molto gentilmente dall'agenzia, sono stato (ogni volta con diverse soste intermedie) a Cachy (a Ovest di Salta), il giorno dopo a Cafayate (a Sud), e infine a Humahuaca (Nord), dove ho abbandonato il gruppo per prendere autonomamente il bus per La Quiaca (3 ore), al confine con la Bolivia. Dopo una notte ho attraversato a piedi il confine, e da Villazòn ho preso un altro bus per Tupiza (3 ore). Ho fatto in tempo a fare una passeggiata per andare al "mirador" (come si chiamano tutti i punti panoramici del Sud America, probabilmente), ed era già buio. Il giorno dopo vìa con un altro bus (8 ore) hasta la più alta città del mondo: Potosì.

Durante questo periodo i miei pensieri si sono un po' distaccati dal campo di quello che "si" pensa quando "si" viaggia. Stavo finendo di leggere il libro filosofico trovato a La Paz (Liberopensiero, di Rocco Ronchi), e mi lasciavo appassionare da quei contenuti, che comunque riconducevo in qualche modo alla mia situazione e a questo periodo della mia vita. Ora ho un'idea più precisa sulla natura della filosofia: la filosofia è volontà di verità. La filosofia teoretica è pratica teorica, è sempre "pensiero in atto e non sapere". Fare filosofia vuol dire imparare a pensare: mi sono reso conto che confrontandomi coi pensieri dei filosofi cominciavo automaticamente ad avere idee più chiare anche sui temi che occupavano me personalmente. Insomma: la filosofia è e sarà sempre un'elemento importante della mia vita. Studierò informatica, un campo di natura totalmente diversa, ma so già ora che non potrei studiare o praticare nella mia vita quel che sia senza mantenere un rapporto con la filosofia. Ne va della mia libertà.

Quello che manca a me - e mancherà sempre - per praticare la vera filosofia, è la tradizione, la conoscenza di ciò che finora è stato detto. Questa mia condizione farà sì che il mio sarà sempre semplice opinionismo. Ma la mia opinione è tutto quello che ho, e con essa io devo vivere, prendere decisioni. La tradizione filosofica è ciò che di più alto è stato pensato finora. In teoria dovrebbe essere l'eredità ideale dell'uomo contemporaneo (e in fondo lo è ma senza che questo se ne accorga), il punto da cui proseguire la ricerca. In realtà essa è talmente vasta da essere diventata a sua volta un labirinto nel labirinto della vita reale. Per questo, per l'uomo inserito nella vita, che non può dedicarla alla filosofia, ma che comunque non vuole smettere di pensare, un sincero opinionismo è l'unica scelta. Opinionismo per me significa dire: qui è dove sono ora, la mia conoscenza è limitata a questo, e da questo punto di vista le cose mi paiono così. Solo con l'opinionismo, accompagnato ad una sempre giovane volontà di nuovi confronti, di rimettere tutto in discussione e alla disponibilità continua a ricredersi si potrà continuare a pensare.

Oltre a pensieri filosofici, ho avuto un attacco di "programmativite". Rimango sempre impressionato da come nella mia testa ci siano dei temi a cui posso non pensare per mesi, anche per anni, e poi ad un tratto arriva l'idea che risveglia la passione e rimette tutto in moto come se mai avessi smesso. Così è stato che ad un'idea avuta fuori dal nulla sono seguite alcune serate passate a programmare. Malgrado mi divertissi (come mi ha sempre divertito programmare) non mi sentivo granché bene all'idea, e fortunatamente ho trovato la volontà di dirmi che non è questo il senso e di rimandare tutto a quando torno a casa. Il viaggio insomma mi permette sì di vedere la mia vita con una certa distanza, rivalutare un po' tutto. Tuttavia anche qui continuo ad essere io, e devo comunque stare attento a certi miei vizi.

Il viaggiare in sé non ha comunque smesso di darmi impressioni, e anche quello è un discorso che esperienza per esperienza continua. Mi è capitato alcune volte di incontrare dei giovani che da qualche anno vivono viaggiando, vendendo oggetti di artigianato in giro per il Sud America. Questo mi ha permesso di intravvedere un altro lato della natura del viaggio. Viaggiare può essere profondamnte coinvolgente, un'esperienza che ti trasforma, ma viaggiare non basta per potersi dire: vivo la Vita Vera. Ciò che manca è la stessa cosa per cui anche la scuola non è ancora la vita vera. Di che si tratta? Ecco che questi pensieri mi proiettano all'indietro sul mondo che apparentemente ho lasciato. Qual è il fatto che mi lega più di ogni altra cosa a quel mondo? Semplice: i soldi rimasti nel mio conto in banca. La limitatezza degli stessi. Che cosa rappresentano? Una vita vera che aspetta precisamente il momento in cui quei soldi diventeranno zero. Insomma il vero mondo selvaggio che mi aspetta, il mio mondo selvaggio, là dove avverrà la mia lotta per la sopravvivenza, e non quella della gente che vedo passare per queste vie, è in Svizzera.

La vita vera comincia quando si prende in considerazione la propria esistenza. Intenzionalmente non dico: quando si comincia a lavorare. Perché lavorare, benché sia la via "classica", è solo uno dei modi di prendere in considerazione la propria esistenza. Molto più in generale, parlo di rendersi conto di avere un corpo mortale, che necessita di una serie di cose per sopravvivere, e decidere cosa farne. Significa essere coscienti che il proprio tempo è limitato, e decidere a cosa dedicarlo. Da questo punto di vista, secondo me, anche l'idealista che sceglie di dedicare la vita ad una causa, e anche morire per essa, prende in considerazione la propria esistenza, e dunque vive, dal momento della sua decisione, una vita vera. È per questo che le parole dei grandi personaggi come quelle di comunissimi lavoratori e padri di famiglia hanno lo stesso peso per me, che ancora sono al di qua del Grande Salto. Nel momento in cui dovrò finalmente prendere in considerazione la mia esistenza e le sue modalità, si giocherà insomma il gioco della mia identità. Sarà allora che il mio viaggio comincerà. Sarà allora che io diventerò reale.

Comments
19:10, Sunday 16 August 2009
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By Franci

Incredibile!!! Hai veramente tagliato la barba!!! Vorrei troppo vedere che aspetto hai adesso!!!

Perché programmare continui a considerarlo un vizio? Secondo me ha a che fare col pensiero logico, come la filosofia. Naturalmente non allo stesso livello perché programmando cerchi la soluzione più efficiente a un problema e non quella più giusta, ma comunque il modo per certi versi è simile. Però è vero che non ne so molto...

Interessante, non sapevo che l'Argentina fosse più simile all'Europa degli altri paesi che hai visitato!

19:10, Sunday 16 August 2009
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Appena ne ho la possibilità cambio la foto del profilo.

Forse hai ragione. È che faccio un po' fatica a controllarla, questa passione. So cosa rischio, venendo a Zurigo. Speriamo bene.

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