Bolivia, un addio deludente e inquieto
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Era il primo giorno della seconda parte del viaggio. 45 giorni esatti passati, 45 ancora da passare in Sud America. Senza aver risolto il conflitto interiore sorto qualche giorno prima, ho preso un bus da Cochabamba la sera tardi. Sono arrivato a La Paz alle 6 di mattina. Avevo 3 ore ti tempo prima che partisse il mio aereo per Cusco, riservato da Sucre.

Sono sceso dal bus prima di arrivare al terminal di La Paz, ed è stato probabilmente questo il mio errore, l'ultima decisione che avrebbe potuto cambiare le cose. L'aeroporto di La Paz in realtà è in El Alto, cioè nella parte piana sopra La Paz, che occupa tutta la superficie di un canyon. Mi sembrava inutile scendere così tanto per poi risalire, così sono sceso in una fermata intermedia, più vicina all'aeroporto. Erano le 6 di mattina, e passavano un sacco di taxi. Ne ho preso uno a caso per l'aeroporto. Dopo un po' è salito uno che diceva di essere poliziotto, in borghese, con targhetta. Diceva di dover controllare se avevo droga o denaro falso. Già in quel momento avrei dovuto capirlo. Ma il taxista - complice - ha confermato che era un poliziotto, e gli ha fatto vedere il borsellino. Così ci sono cascato. Ero comunque diffidente: gli davo una cosa alla volta (o almeno ci provavo), e pretendevo che mi rendesse le cose che gli davo prima di mostrargli qualcos'altro. Ben presto ha cominciato a far sentire l'autorità della sua voce, a essere nervoso. La cosa strana è che anche il taxista stava diventando nervoso, oltre a non andare (non potevo saperlo) in direzione aeroporto.

Ad un tratto ho smesso e ho detto che volevo andare in stazione di polizia a fare il controllo. Hanno cominciato a dirmi che avrebbero fatto controlli per 4 giorni. Io "va bene, andiamo". Gli ultimi fatti sono avvenuti molto velocemente. Ha tentato di sfilarmi le cose di mano, poi hanno detto che volevano controllare anche la mia valigia, il taxista è uscito e l'ha tolta dal baule. Mi hanno fatto uscire e poi sono partiti insieme lasciandomi solo per una strada sconosciuta e deserta. Prima ancora di poter pensare ho visto a 50 metri di distanza un combi (piccolo autobus locale) che passava. Non sapevo in che direzione andasse, non me ne fregava niente, sono corso a prenderlo e ho subito raccontato la cosa alla gente che c'era dentro. Fortunatamente andava in direzione aeroporto. Poi uno mi ha accompagnato per qualche minuto e alla fine ho preso un altro taxi - ormai dovevo! - e sono arrivato all'aeroporto e ho riferito tutto alla polizia.

Ho potuto sperimentare su di me l'incredibile effetto dell'autorità vocale accompagnata ad una moderata violenza: il cervello si spegne. Come quando un mago fa dei movimenti, apparentemente casuali, e non riesci a vedere che cos'ha fatto. Fatto sta che inizialmente credevo sinceramente che non fossero riusciti a rubarmi niente! Invece, quando guardando nella mia (piccola) riserva ho visto che mancavano franchi e dollari, ho potuto reinterpretare tutto l'accaduto. Alla polizia mi avevano detto che era stato il mio comportamento ad avermi salvato, ma non ne sono tanto convinto. Mi hanno fatto scendere perché avevano ottenuto quello che volevano (anche se forse hanno rinunciato a una parte perché mi difendevo), e perché io avevo detto di non avere più di quello che ho mostrato (fortunatamente avevo davvero pochi contanti con me, visto che stavo per uscire dalla Bolivia). Se mi hanno lasciato il passaporto, le carte di credito, è perché si trattava di una razza minore di criminali. Insomma: ho avuto fortuna un'altra volta, e se avessi capito subito che volevano derubarmi, probabilmente avrei solo peggiorato la situazione. Ero perduto dal momento in cui ero salito in macchina (e messo la borsa nel cofano - errore che non ripeterò mai più).

Mentre, in volo sopra il Titicaca, salutavo la Bolivia, non mi sentivo per niente bene. Oh, Bolivia! E mi eri così piaciuta! È metà viaggio. Di nuovo guardo la Terra da lontano e mi sento piccolo. Di nuovo un evento che mi risveglia alla durezza di tutto ciò. E ciò che ho visto in questa ultima settimana segnata dall'inquietitudine mette in discussione il senso di tutta la vita come finora l'ho vissuta, come finora l'ho pianificata.

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