Perù, pausa ad Arequipa
Published: 15:00, Monday 31 August 2009
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Ad Arequipa mi sono ripreso per qualche giorno dalla prima stanchezza.

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Come detto, prima di continuare per il mio viaggio ho deciso di stare un poco ad Arequipa per ristabilire una digestione regolare. Ne valeva la pena perché Arequipa è veramente bella, come città. Durante tre giorni, quindi, sono andato in giro senza stress, a piedi, visto che orientarsi in quelle vie davvero non era dificile. Ho visto qualche monumento, mangiato in diversi locali, incontrato gente, mi sono informato sulle opzioni di trekking nel Colca, e ho dato i miei vestiti in lavanderia.

Qualche commento rispetto allo zaino che ho comprato per questo viaggio. È un modello che non avevo mai visto finora, assomiglia più ad una valigia che ad uno zaino: rettangolare, apertura perimetrale a cerniera (lucchettabile). In più però ha delle fascie tipiche da zaino moderno per essere portato in spalla, regolabili e tutto, peró nascoste quando non le si usano, e dall'altra parte il cosiddetto daypack, uno zainetto da pochi litri da usare una volta che si ha trovato un ostello, fissato allo zaino anch'esso con cerniera. In totale tutto ciò pesa probabilmente un poco di più che uno zaino normale, ma ne sono felicissimo: la forma e la cerniera sono molto più pratiche, quando si tratta di tenerci tutto in ordine, ma se mi capita di dover camminare un po', è comodissimo da portare in spalla. Per i trekking invece ho scoperto che basta quello piccolo: tutti prendono il necessario, e poi lasciano la valigia all'ostello e la ritirano quando tornano. Oltretutto sono riuscito a regolarmi di modo da girare soltanto col marsupio (sempre a tracolla - attorno alla vita è scomodissimo) quando sono in città, così da avere sempre veramente il minimo di peso da portare in giro.

È stato in Arequipa che ho capito che il seguito del mio viaggio sarebbe stato sempre più freddo. L'estremo dovrebbe essere il Salar de Uyuni (il posto più a Sud in cui andrò). Così ho comprato qualche vestito in più, di "artesanìa" - artigianato. Qui mi sono anche accorto che sto facendo il giro al contrario: scendere dalla costa, andare in Bolivia e poi tornare... avrà come risultato che sarò nel posto più turistico (Cuzco e Machu Picchu) proprio nel pieno della stagione turistica. Bah, non è così grave, ma col senno di poi penso che mi organizzerei in altro modo.

Che dire del cibo peruviano? A parte il fatto che non ci si è abituati, che non si dovrebbe mangiare l'insalata almeno all'inizio, e bere solo acqua in bottiglia o bollita, e che comunque a tutti viene la diarrea dopo una settimana di soggiorno... Bisogna provarlo. Il ceviche, la chaufa, il llomo saltado... E le bevande come il pisco, il mate de coca (preferisco quelli di cannella e anice) e l'Inca Kola valgono la pena di essere provati. Ormai mi sono abituato ad avere una zuppa come primo e qualcosa di simile ad una montagna di riso con carne come secondo. Ho deciso che mi piace pure la pizza peruviana, anche se è completamente diversa da come la conosciamo.

Una parentesi molto interessante del mio soggiorno ad Arequipa, è stata la visita alla Escuela de la Vida y de la Paz, una scuola che va fino alla VII, basata sul recupero della cultura Quechua e... sull'Anthroposophy. Per visitarla ho preso appuntamento (il contatto ce l'avevo grazie ad un dépliant che mi aveva dato Evita poco prima della partenza), e con un taxi mi sono avventurato nella periferia di Arequipa (il gestore dell'ostello, preoccupato per me, mi ha accompagnato!) dove mi aspettava uno spettacolo ben diverso da quello che vede il turista medio. Si capiva che la zona era più povera, e mi è tornato in mente il Sud Africa. La scuola in sé, dove sono stato accolto gentilmente con pranzo e visita guidata, è stata una boccata d'aria fresca per me, che potevo lanciare uno sguardo in quelle piccole classi e riconoscere degli elementi fin troppo caratteristici della scuola Waldorf, malgrado il contesto incredibilmente diverso.

La visita alla scuola è stata una piccola finestra verso quell'altro mondo, quello dei poveri. Un mondo che però non è del tutto invisibile, altrimenti. Cascine di lamiera e scenari decisamente desolati non mancano. Spesso tutti questi elementi sfrecciano via, e chi non guarda fuori dal finestrino del bus potrebbe anche non notarli. A volte invece ti si parano in faccia e non puoi più ignorarli. I mendicanti insistenti, gli scioperi che bloccano la strada e ritardano il viaggio per ore (a me personalmente non è capitato), l'acqua fredda dell'ostello e la mancanza di veri e propri servizi igienici nei paesi più piccoli. Ce n'è per tutti i gusti, e la divisione turista-mondo povero non è del tutto impermeabile. Per forza uno dopo un po' comincia a farsi dei pensieri.

La sera stessa della visita alla scuola ho riservato l'autobus delle 6 del giorno dopo per Cabanaconde, sperando che il nuovo sbalzo di altitudine (e temperatura) non mi causasse troppi problemi.

Comments
19:10, Sunday 16 August 2009
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By Franci

Son contenta che lo zaino alla fine era quello giusto!
Interessanti anche le tue descrizioni del Perù, prima era veramente un paese di cui non sapevo niente!

19:10, Sunday 16 August 2009
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Ti ricordi quanto ero preoccupato di aver fatto la scelta sbagliata con quello zaino? Invece sono davvero pochi i momenti in cui devo portarlo in spalla, quindi anche se fosse un poco meno comodo di uno classico, posso godere molto più dei vantaggi del modello.

Alcune cose del Perù mi ricordano il Sud Africa. È strano pensare che la povertà sia così simile in luoghi così diversi e lontani del mondo.

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