Sole, mare - e kite!
Published: 15:00, Monday 31 August 2009
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Divertimento sulle spiagge di Mancora.

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Avevo due opzioni tra cui scegliere come terminare il viaggio. Quella originale: addentrarmi nella giungla del Nord peruviano, e prendere un battello che in 4-5 giorni mi avrebbe portato a Iquitos, la più grande città al mondo non raggiungibile via strada, per poi tornare a Lima con l'aereo. La seconda: proseguire lungo la costa fino ad arrivare alla spiaggia più bella del Perù, fuori dalla nebbia e fuori dalla fredda corrente di Humboldt, e rilassarmi fino al giorno del ritorno.

Di avventure ne avevo avute abbastanza. Perciò, la sera del giorno dopo la fine del mitico trekking nell'Huayhuash, dopo diverse ore di bus (con 3 o 4 cambi improvvisati, visto che non volevo aspettare) deponevo lo zaino accanto al letto che avrebbe raccolto sabbia tutte le sere per i seguenti 10 giorni.

Sicuramente per coloro che provengono dal Nord, abituati a Colombia, Venezuela, ai Caraibi, Mancora può essere persino un po' deludente. Ma io, che avevo dovuto stare attento a non prendere troppo freddo per mesi, vivevo in un sogno. Se per tutto il viaggio avevo pensato che 90 giorni erano perfetti per me, che non necessitavo né di più né di meno, ora per la prima volta mi chiedevo: e se rimandassi il biglietto di ritorno?

La vita quotidiana era quella che ci si può aspettare. Per la seconda volta (dopo l'Argentina) ero in un ostello indirizzato specificamente a giovani festaioli, chiamato "the point". Giravo in sandali, costume da bagno, bandana e crema da sole. La mattina camminavo lungo la spiaggia quei 5-10 minuti necessari per arrivare dall'ostello al "centro" di Mancora, dove mangiavo qualche variante di "pescado". E poi stavo al sole o cercavo un internet point... Il tempo passava, e arrivava la sera, dove quelli che avevano passato la giornata sdraiati da parte alla piscina dell'ostello si attivavano...

Dopo aver visto per qualche giorno i soliti surfisti ammucchiarsi da parte alla solita onda per cercare di prenderla, ho deciso di prendere una lezione di surf. L'istruttore spingeva me e la tavola nel punto buono, e poi mi diceva di alzarmi. Dopo un'oretta mi alzavo abbastanza tranquillamente (una volta sono rimasto in piedi talmente a lungo da finire in spiaggia). Mi dicevo: tutto lì? La pratica con lo snowboard aiutava, senza dubbio. Così il pomeriggio stesso ho noleggiato una tavola. Era più piccola, ma ero fiducioso.

Non avevo considerato la corrente! Con il maestro con le pinne era tutta un'altra storia! Da solo remavo, remavo con le braccia, usando dei muscoli che non sapevano neanche di esistere, ingoiando acqua salata e bruciandomi gli occhi. Con ogni pausa che facevo riperdevo la distanza, e insomma non sono riuscito neanche a provare a prendere l'onda, perché non riuscivo ad allontanarmi abbastanza dalla riva!

È stato lì che mi sono accorto dei kite surfer. Mentre ero lì a morire, questi super-umani mi giravano attorno, cadevano in acqua, cambiavano direzione, ripartivano a velocità incredibile, saltavano e planavano per metri...!

Messo da parte il surf, ho chiesto di fare un corso di kite, e il giorno dopo è cominciato il vero divertimento. Ho fatto tre lezioni da due ore, per cui si andava a mezz'ora da Mancora per trovare delle spiagge vuote con vento regolare. Imparavo in fretta. La prima lezione body dragging, la seconda ho imparato ad andare sulla tavola, e alla fine della terza (per la quale ho dovuto pazientare tre giorni per assenza di vento - una cosa che non capitava da mesi!) andavo all'incirca backwind.

Il quarto giorno, l'ultimo giorno passato interamente in Sud America, ho noleggiato il materiale, e per 3 ore ho potuto scatenarmi. C'era un vento impressionante da 28 nodi, e mi avevano dato una tavola più sportiva. Insomma, anche andando al minimo mi mancava poco per non perdere il controllo. Intanto però riuscivo a zigzagare lentamente controvento, ed arrivavo quasi a cambiare direzione senza finire in acqua. Ho smesso perché il vento aveva cominciato a farmi paura, e soprattutto in spiaggia il kite tirava talmente che dovevo sedermi per stare nello stesso punto. Fortunatamente era comunque ora di tornare a Mancora. Sono tuttora sorpreso di come mi abbia appassionato questo sport, visto che non sono il tipico sportivo. Per concludere il viaggio è stata un'idea fantastica.

Ancora con l'adrenalina nel sangue sono andato a salutare gli ultimi compagni di viaggio, ritirare il mio zaino all'ostello e ho preso il bus per Lima. 50 ore dopo (considerate le pause a Lima, Madrid e Zurigo) ero a casa.

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