Arrivare a Puno
Published: 15:00, Monday 31 August 2009
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Le mie avventure per arrivare a Puno.

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Non ho abbandonato subito la valle del Colca: da Cabanaconde sono andato solo fino a Chivay. Viaggiare improvvisando un po' cominciava a piacermi, e avevo questo progetto, di andare a Puno senza tornare fino ad Arequipa. A Chivay mi hanno detto che è impossibile. Non sapendo bene che fare, ho deciso di stare una notte lì (era già pomeriggio, e preferivo arrivare ovunque fosse, in giornata). Un'altra decisione di cui non mi sono pentito, perché ho conosciuto un po' di gente, che mi ha invitato alle terme del posto - dove, rilassandomi, mi sono reso conto di quanto fossi effettivamente stanco.

Mi hanno parlato della situazione delle donne, in Perù, e a quanto pare hanno ancora dei passi da fare, soprattutto nelle campagne. Il machismo (quello vero) è diffuso, molte donne vengono picchiate, ricevono la metà del salario, non hanno il coraggio di esprimersi politicamente, sono incinte presto (13-14 anni), e vengono abbandonate pochi anni dopo, visto che il matrimonio è una cosa cara da fare. Si sta cercando di cambiare la situazione, e io personalmente ho visto qualche manifestazione o cartello femminista in giro. La politica in generale sembra essere una cosa vissuta molto fortemente, qui.

Comunque, oltre a passare una bella serata ho potuto realizzare il mio progetto, malgrado tutto: il giorno dopo, il mattino presto ho preso un bus direzione Arequipa assieme ad una giovane coppia spagnola, che da almeno due anni vive viaggiando e vendendo braccialetti e altri prodotti di "artesanìa", abbastanza squattrinati. Ci siamo lasciati depositare per strada, in pieno deserto montuoso (era appena sorto il sole e faceva un freddo...), e lì abbiamo aspettato per almeno un ora che un bus da Arequipa a Puno ci prendesse su. Qualcosa come 5 ore dopo ci trovavamo a Puno, sul lago Titicaca, terza grande città del mio viaggio.

Il colore prevalente delle città e dei paesi incontrati nel mio viaggio è il marrone delle mattonelle: i muri in genere non vengono intonacati, e tutte le case sembrano ancora in via di costruzione: dai bordi dei tetti piatti spuntano dei lunghi fili di ferro delle armature dei muri, a quanto pare pronti per essere utilizzati quando mai ci fossero i fondi per salire di un altro piano. Ho notato che le case di quel tipo, oltre alle strade, quando non erano catramate, erano gli elementi che riuscivano a rendermi poco tranquillo all'idea di fermarmi in un posto. Sulla strada per Puno ho visto Yanque, e mi son detto: fortuna che non mi fermo qui. Quando poi ho visto che l'architettura di Puno (ma soprattutto le zone attorno al centro) ha lo stesso aspetto, mi sono rassegnato. L'impressione iniziale è una cosa. Ma con l'orientamento arriva anche il piacere per i posti che vedo.

Se dal Colca via, di notte ha sempre fatto freddo, a Puno ho cominciato a sentire anche i primi veri effetti dell'altezza. Non un vero e proprio mal di montagna: semplicemente sentivo il fiato mancarmi facendo le scale, o dopo uno sforzo qualsiasi. Tutto ad un tratto si sentono i propri polmoni partire violentemente, come dopo 100 m di corsa senza respirare, e calmarsi dopo qualche respirazione profonda. Un'altro effetto (di cui non mi avevano parlato, ma che altri turisti mi hanno confermato) sono delle tracce di sangue (non polmonare!) soffiandomi il naso la mattina. Niente di doloroso, comunque, e penso sia derivato anche dalla secchezza dell'aria (per la prima volta in vita mia ho comprato un burrocacao). E le grandi variazioni caldo diurno - freddo notturno mi hanno dato molto più fastidio finora.

A Puno ho fatto di nuovo un po' di spesa, messo i vestiti a lavare, e ho fatto una pausa per aggiornare finalmente il blog, e in quel periodo molti dei miei pensieri gravitavano intorno a questa attività. So che se non ci fosse internet il mio viaggiare sarebbe diverso. So che il mio distacco dal mio mondo, dalla tecnologia, non è totale. Ma non è questo il mio obiettivo, e inoltre voglio essere io a definire com'è fatto il legame che mi resta con la "civiltà". E scrivere degli articoli mi è sempre sembrato un buon modo per elaborare le mie esperienze. Ho attraversato anche tutta una serie di dubbi legati a questa attività: scrivere richiede tempo e costanza, e la pura attività del viaggiare chiaramente ne subisce. Scrivere come ha un senso farlo per me, cioè in modo molto personale, mettendo tutte le carte in tavola (o quasi), richiede ogni volta del coraggio. Chi mi segue da un po' sa che non sono un blogger classico, e penso che questa diventerà una parte importante della mia vita.

Attualmente non so davvero dire se sono in anticipo o in ritardo rispetto al piano di marcia, visto che non so quanto vale la pena restare nei posti che ho ancora intenzione di visitare. Non mi faccio problemi, comunque: sono abbastanza sicuro di riuscire a vedere tutto quello che voglio, e se caso ci sono sempre altre zone (più calde) del Sud America da visitare.

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