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La carità
Ama il tuo prossimo come te stesso.
Il male che è guarito senza che i peccati siano perdonati, non è che rimandato. Qui noi guariamo perdonando i peccati e il male conta come se fosse stato sofferto.
Amare il tuo prossimo, ti è forse impossibile? Fai allora come se l’amassi.
Fate ciò che vi raccomanda continuamente il Vangelo: praticate la carità. Essa non consiste soltanto nel dare i vostri beni. Impedire che i peccati di una persona siano svelati è carità; sopportare coloro che non sono di vostro gusto, è ancora carità; rendere un servizio qualunque, prevenire un desiderio, è essere caritatevoli
Dovete essere una provvidenza per tutti quelli che vengono da voi
Non siamo sulla Terra per essere felici; se abbiamo un po’ di felicità, è per farne profittare gli altri
Si prova della gioia quando si aiutano gli altri a portare un fardello
Lo sapete voi perché alcuni si dedicano agli altri? È perché altri si sono già dedicati a loro.
Non possiamo essere felici finché uno dei nostri fratelli è infelice.
Se abbiamo qualche bene, è in sovrappiù.
Non dovete mai spingere un pezzo di pane col piede. Se ne vedete nell’immondizia, è vostro dovere raccoglierlo, metterlo sulla soglia della porta d’ingresso più vicina, pena di essere obbligati un giorno, per nutrirvi, di andare a cercarne nell’immondizia. E se qualcuno che non sa nulla, vedendovi raccogliere quel pezzo di pane, ride, un’altra persona, più progredita, penserà che è per i vostri animali, un’altra più progredita ancora, dirà: «Ah, ecco una persona che conosce il peso e il valore di ciò che fa»
Non si raggiunge l’effetto parlando: vale più dare il buon esempio.
Se il vostro vicino è violento e vi fa del male, fategli vedere che non vi vendicherete, che gli perdonerete, e in tal modo lo disarmerete; fate ciò che potrete per ricondurlo al bene
Un ladro s’introduce in casa vostra e voi lo sorprendete mentre vi sta portando via qualche oggetto. Invece di denunciarlo alla polizia, ditegli: «Amico mio, quest’oggetto è vostro, portatevelo via». Quell’uomo sarà colpito dal vostro atteggiamento e forse si convertirà. Non vi fosse che una possibilità su cento che egli si converta, o che un ladro su cento venga migliorato, questo giustificherebbe un tale atteggiamento.
Se un dipendente ruba e il suo superiore o il suo direttore s’accorge del furto commesso ai danni della ditta, deve far chiamare il suo impiegato, e quando è solo con lui fargli notare di sapere che ha preso qualcosa e poi mettere nella cassa il valore corrispondente al furto. Se l’impiegato continua, lo deve far chiamare ogni volta e mettere la somma, finché l’impiegato non si corregga
Ma se avete dei rancori contro qualcuno, anche se avete ragione, dovete facilitare in tutti i modi quella persona a venire a chiedervi perdono, non per voi, ma per evitarle delle pene. Andate a tenderle la mano, sarà un dovere di carità.
La persona che vi ha offeso, quand’anche le perdonaste il male che vi ha fatto, deve soffrire, a meno che non chiediate per lei
Il nostro inferno sarà il rimorso: avremo il rimpianto di non aver fatto il bene, d’aver fatto questa o quella cosa al nostro simile, e non troveremo riposo che quando avremo espiato le nostre colpe. E per espiarle bisogna essere perdonati da colui che abbiamo offeso, perché nessuna colpa può essere espiata se non è perdonata
Non bisogna difendersi dalle calunnie
Non cercate di discolparvi. È necessario che quelli che vi trascinano nel fango trascinino qualcuno, tanto vale che siate voi. Siatene contenti!
È detto: «Molti sacrifici verranno offerti, ma pochi saranno accettati». Ciò dipende dal cuore col quale si offre. Così un ricco, donando molto, darà forse molto meno del povero, il quale darà poco ma di buon cuore. Non entreremo in Cielo che quando, donando qualcosa, non ci costerà nessuna fatica offrire quel dono
È stato detto: «Fuori della Chiesa, nessuna salvezza». Ciò è vero. Ma la Chiesa è universale; la Chiesa è la carità. Fuori della carità, nessuna salvezza
Tutte le religioni si fonderanno in una sola: quella della carità
Il bene
Dio ci chiede di fare degli sforzi per amare il nostro prossimo come noi stessi, di pacificare i nostri fratelli, di portare la calma nelle famiglie dove regna la discordia, in una parola di fare il bene.
Credetemi, fate il bene e non vi preoccupate d’altro; siate d’esempio e non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi. Dio rende al centuplo il bene che avrete fatto
Ah, quanto spesso vorremmo andarcene per riposarci! Sappiate che dall’altra parte non c’è riposo. Qui la materia si riposa, lo spirito non si riposa mai.
Non cercate il riposo, cercate la guerra; cercate gli increduli, i cattivi, i malati, gli ignoranti, e guariteli dando voi stessi, malgrado tutto il fastidio e la fatica che ciò vi causerà. Se ritornate da lì impoveriti, stanchi, sfiniti, persino in preda al dubbio per i loro argomenti, rinchiudetevi nella vostra stanza in solitudine e pregate. La forza e il vigore vi ritorneranno
Ma se non potete o non volete superare i piccoli ostacoli, come supererete i grandi?
La vera saggezza consiste nello sforzarsi sempre verso il bene, senza vendicarsi, senza giudicare, amando gli altri come se stessi
Se avete un fratello che va verso il male, amatelo, andate con lui, e se soccomberete, pazienza, avrete la ricompensa più tardi.
Come progredirebbe il male se non andasse da nessuno? Perché il male non deve essere distrutto, ma trasformato in bene
Per la perfezione, non vi è l’ultimo scalino, poiché non vi è né principio né fine. Il primo gradino è di non essere vendicativo, ma vendicativo in senso molto esteso.
Anche se farete il bene sforzandovi, è meglio che fare il male, ma affinché sia il vero bene, non dovete accorgervi che lo fate.
Bisogna sempre cercare la pena più grande
Man mano che ci eleviamo, impariamo ad amare la sofferenza, fino a pretenderla come un sollievo
Si è alla fine delle proprie pene quando si è felici delle proprie pene
Essere come il bambino appena nato è fare il bene senza sforzo, inconsciamente, non vedere il male da nessuna parte.
Tutti i precetti si risolvono in uno solo: non si entrerà in Cielo che il giorno in cui nulla ci costerà. Fintanto che un atto da compiere ci cagionerà qualche pena, non saremo pronti.
Il Cristo
Vi sono dei pastori che agiscono così, che fanno pascere le nostre anime, ma noi non li vediamo perché non sono da questa parte.
Gesù ha sofferto dall’inizio dei tempi e soffrirà fino alla fine dei tempi
Tutto ciò che è accaduto a Gesù deve succedere a noi prima che possiamo entrare nel Cielo. Saremo traditi, e non dovremo vendicarci. Troverete tutto ciò che vi sarà necessario nella vita di Gesù.
Non dobbiamo giudicare coloro che l’hanno crocifisso, perché noi lo facciamo soffrire molto di più tutti i giorni
Gesù Cristo solo ha conosciuto il mistero del problema del male. Tutti i sapienti non ne hanno neanche avuto l’intuizione, si sono arrestati ai piedi di quel muro che chiudeva il loro orizzonte, sentendo che vi era qualcosa al di là, ma non hanno saputo dire cosa.
È anticristiano ogni essere che sviluppa il proprio cervello a detrimento del proprio cuore
L’Antico Testamento è più difficile da capire: è necessaria la lotta; in effetti bisogna combattere incessantemente, bisogna versare il sangue. Ma intendiamo bene: quando si lotta contro il male, si tenta di strappare qualcuno al vizio, ci vuole una guerra senza pietà e, se si riesce, si è in effetti vincitori, anche se si è versato del sangue. Così se si taglia un ramo ad un albero per trapiantarlo altrove, la linfa cola, il ramo sanguina. Allo stesso modo, se si strappa un uomo alla sua famiglia per metterlo in un’altra, il sangue della famiglia cola, e anche il suo. Ecco come Dio ha potuto ordinare di versare il sangue.
Spirito santo
Ci sono altri esseri umani, oltre agli Apostoli, che hanno ricevuto la Luce. Giovanna d’Arco fu una. Ella ha pagato caro le illuminazioni ricevute. È lo stesso per tutti coloro che hanno ricevuto lo Spirito Santo e che hanno sparso il loro sangue per pagare per noi.
Ogni uomo incontrerà un giorno chi lo battezzerà di Spirito; avrà allora il diritto di entrare nel Cielo, purificato e avendo tutto dimenticato.
Il lavoro
Quando Dio ha messo l’uomo sulla Terra, gli ha detto: «Va’ e lavora, il progresso è all’infinito»
Dio vuole che Lo si ringrazi con degli atti
Ogni lavoro è utile su un certo piano.
Lavoriamo più qui che dall’altra parte.
Per un giorno in cui evitiamo di lavorare, possiamo perdere venti anni nell’avvenire.
Vi sono molte cose da fare e poche cose da sapere.
Ciò che si presenta da fare, è esattamente ciò che bisogna fare
Bisogna fare ogni cosa nei miglior modo possibile, completamente.
Bisogna camminare senza guardare indietro, agire anche quando si è persuasi che si fallirà o che si fa qualcosa di inutile
L’unica strada per arrivare alla meta è di amare il nostro prossimo come noi stessi. Se non possiamo farlo, è perché non abbiamo ancora lavorato abbastanza. Utilizzate le vostre forze e non siate pigri, altrimenti le forze che Dio vi ha dato vi saranno tolte. Se indietreggiate, vi sarà doppiamente difficile avanzare, e tutti i vostri sforzi, per molto tempo, resteranno sterili
Quello che io so, ciò che affermo, è che non bisogna essere pigri. Per andare in Cielo non vi è che il lavoro e, poiché nessuno ne cerca, occorre proprio che il Cielo ci costringa a lavorare. Bisogna soffrire, bisogna che Esso invii delle pene, poiché nessuno ne chiede
Pigri sono coloro che lavorano ad acquisire la fortuna per vivere in seguito senza far nulla.
Quale che sia il mestiere che esercitiamo, ci viene spesso un pensiero che ci è ispirato nell’interesse del nostro lavoro, sia per farlo più rapidamente, sia per eseguirlo in maniera più perfetta.
Ciò prova che se facciamo degli sforzi, Dio ci viene in aiuto con ogni genere di mezzi. Ma non ce ne rendiamo conto e ci attribuiamo le opere della Provvidenza come se avessimo fatto ,tutto noi stessi, quando non siamo che degli esecutori. È l’orgoglio che fa sì che ci attribuiamo ciò che non ci appartiene
Bisogna lavorare anche per arricchire i propri padroni, dal momento che siamo pagati per fare un lavoro, dobbiamo farlo coscienziosamente
Un uomo lavora per il suo padrone. Durante la sua assenza si diverte. Quest’uomo non sarà padrone che quando avrà fatto per il suo padrone, durante la sua assenza, di più che se fosse stato presente. Allora Dio lo renderà padrone. Senza di ciò, può essere padrone, ma non riuscirà, perché il momento non è venuto. Non potrebbe restare con gli altri padroni, non farebbe ancora parte della loro famiglia
Se non vi fossero padroni, non ci sarebbero operai. occorre che vi sia un capo, dei sottocapi e degli operai. Occorre lavorare per i propri padroni con tutte le forze.
Il padrone deve pagare l’operaio che arriva in ritardo come quello che arriva in orario, con la speranza che l’operaio si vergogni e torni a migliori sentimenti
La famiglia
Promettetemi di non parlare ai vostri genitori che col più grande rispetto e ringraziate ogni giorno il Cielo di conservarveli
La Terra ci ha prestato un corpo, perciò dobbiamo renderglielo per essere liberi nei suoi confronti; libero non è il termine che s’addice, ma ammettiamolo per ora. Voglio dire che, avendoci la Terra prestato un corpo, dobbiamo restituirglielo contraendo matrimonio e aiutando le anime ad incarnarsi, avendo una progenitura. Se non possiamo con questo mezzo, dobbiamo adottare uno o più bambini abbandonati. In questo modo restituiamo ciò che ci è stato prestato.
Non ci si sposa per essere felici. Il Cielo non manda due angeli per sposarsi. Quando si è al termine del cammino, non si ha più bisogno di sposarsi, a meno che non si ritorni. Ognuno ha la donna che si merita, si è liberi di scegliere solo in apparenza. Si è traditi se lo si merita, ci si può amare tutta la vita se lo si merita
Occorre amarsi molto per poter tacere. Più le anime si amano, più il loro parlare è breve.
Ricordatevi che siete uniti, e che questo legame sussiste oltre la morte. Non vi separate mai, qualunque cosa accada.
Non si può e non si deve divorziare per nessun motivo, neppure di comune accordo, perché ciò che è legato sulla Terra lo è anche nel Cielo. Nulla può rompere questa unione. Il giudice può anche dare il suo consenso, ma il Maestro non lo dà e, per questo, nulla può essere disfatto
Le leggi di Dio respingono il divorzio e bisognerà soffrire finché non incontriamo la compagna o il compagno dal quale ci siamo separati e non l’abbiamo perdonato
Non bisogna divorziare anche per la ragione che Dio ha sempre unito un essere meno cattivo con un essere più cattivo, affinché tutti e due si aiutino reciprocamente a progredire. Occorre mettere il proprio ego, che non è che orgoglio, sotto i piedi. Che l’uno ceda sempre all’altro
La vita sociale
Dobbiamo obbedire alla legge come a Dio, poiché è Dio che ha permesso la legge e che ha dato un governo adeguato al nostro stato. A uomini imperfetti non potevano essere date leggi perfette
Potremo governarci da soli quando avremo la carità, e, per questo, occorre dimenticare i rancori e non dissotterrare i morti, vale a dire non rimproverare a qualcuno le stesse cose per anni
Il coraggio
Quando incontrate una persona di vostra conoscenza, invece di lamentarvi, se le diceste: «Io ho avuto sì dei guaì, ma ora non ne ho più», ciò farebbe del bene a quella persona, perché direbbe: «Se i guai sono passati per lui, passeranno anche per me, non dureranno per sempre». Con queste parole riconfortereste quella persona. Il suo angelo custode e il vostro sarebbero felici.
Non sentirsi, non lasciarsi andare, camminare anche quando si ha male.
Lo scoraggiamento è un passo falso, non lo fate diventare una caduta.
Quel che ci impedisce di camminare è l’orgoglio, l’egoismo, il dubbio. Non ci rimane per il momento che fare degli sforzi per amare il nostro prossimo come noi stessi. Se potessimo riuscirci, avanzeremmo a passi da gigante.
Il sentiero della fede
Non bisogna mai avere paura. Si ha paura di cosa? Di essere ferito, di essere ucciso, di essere umiliato? Di cosa dunque si può aver paura dato che non si muore? Non bisogna avere paura di nulla
Per non avere paura, basta fare abbandono di sé.
Se ci vogliono divorare, che importanza ha? Tanto vale che siamo noi, più che un altro, ad essere divorati
Quando saremo incapaci di fuggire il pericolo, il pericolo non potrà più nulla contro di noi
Lo sapete voi se vi sveglierete domani? Allora, perché preoccuparvi di ciò che farete domani o fra dieci anni? Quale mancanza di fiducia in Dio! Non avete forse visto Dio proteggervi finora?
Lo sapete voi dove andate, cosa volete? No! Voi non sapete nulla, non sapete neppure cosa volete; lasciate dunque che Dio vi dia quel che vi occorre.
Non avete bisogno di sapere nulla. Fate la volontà di Dio. Non cercate di conoscere ciò che vi minaccia, gli incidenti che la natura intorno a voi potrebbe provocare. Se Dio permette che qualcuno ne soffra, è bene che ciò gli capiti.
Il Cielo non chiede tanto quanto credete; è indulgente. Dio sa bene che ci ha creati ingenui, e poiché avanziamo alla cieca, sarà molto concesso a chi avrà creduto senza sapere nulla
Non bisogna tentare il Cielo. Chiedere di vedere un miracolo per credere, è tentare il Cielo.
Chiedete qualcosa per essere convinti, ma se vedeste dei morti risuscitare, sareste impressionati per tre giorni, ma poi direste: «È stata una visione», oppure: «Doveva succedere». Dunque, ciò che chiedete di vedere non può convincervi in modo assoluto. Ogni cosa arriva a suo tempo
È il dubbio che fa ricadere l’uomo nelle tenebre
Vi sono esseri molto più progrediti di noi che dubitano. Dio non ce ne vuole se dubitiamo.
Vi sono alcuni che sanno dal profondo del cuore, degli altri superficialmente e che a volte dubitano, altri infine che negano. I primi vanno avanti da soli e il loro cammino è diritto, gli altri vengono aiutati, i terzi hanno tempo.
Si vuole certo promettere di fare questa o quella cosa, ma quando il Cielo ha accordato ciò che gli si chiede. Eppure, se si facesse il sacrificio prima di ottenere da Dio, molto spesso ciò che non doveva essere accordato lo sarebbe lo stesso; ma non si vuol dare senza aver ricevuto. Questo prova la poca fiducia che abbiamo in Dio
Quando si ha fiducia, l’Onnipotente mette nella nostra dimora tutto ciò che occorre
Non abbiamo la fede, ma soltanto un germe di fede. È un albero che cresce nel giardino della carità, aiutato dall’umiltà.
Tutti voi cercate di avere la fiducia, la fede. Non è quello che bisogna cercare. Avete un bel chiedere: se non avete nel cuore la carità, non la troverete affatto. Dovrete spargere la semenza che è la carità e raccoglierete la fede. La carità non consiste nello spogliarsi di tutto ciò che si ha, consiste in ogni caso nel non fare agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi. In tutti i vostri atti chiedetevi se vorreste che fosse fatto così a voi
La fede è il frutto della carità. Così io faccio la pace col mio nemico; Quello, invece di tendermi la mano, mi prende a bastonate. Se io ricambio, non ho la fede, ma se gli do quello che pretende e ancor più, allora ho la fede
La sofferenza
Quando noi recitiamo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», questo vuol dire: «Padre, dacci il pane dell’anima, che è la sofferenza». La sofferenza è il nutrimento dell’anima come il frumento è il nutrimento del corpo. Se ci nutriamo, è per vivere, e la vita dell’anima è la comunione con Nostro Signore. Come comunicare con Lui? Donando per i nostri fratelli una parte della nostra felicità, come il Cristo ha dato la sua vita per farci partecipare alla vita eterna, fino a che il più piccolo tra noi sia giunto nel regno dei Cieli, in cui la sofferenza viene tramutata in divina allegrezza. Degli interessi materiali non si deve tener conto nel Pater, poiché Dio provvede a tutti i nostri bisogni materiali. L’uccellino che non recita il Pater, non riceve forse la vita?
Non si progredisce che con la sofferenza, e non con la riflessione e il ragionamento.
Dio ci ha affidato il bene e il male; sta a noi far trionfare il bene. Quanto alla malattia e alle tribolazioni, esse sono assolutamente necessarie alla materia. Non vi è che questo che faccia progredire
Se sapessimo perché soffriamo, se conoscessimo il fine delle nostre sofferenze, cosa ci attende come ricompensa per tutti i nostri sforzi, saremmo talmente felici che non sentiremmo più le nostre pene, non vi sarebbe più sofferenza
C’è una cosa che posso affermare, ed è che da quando vi sono degli uomini non vi è una sola persona che, dall’altra parte, non sia stata soddisfatta all’idea delle sofferenze che aveva dovuto sopportare.
Le persone che avranno molto sofferto, quando andranno dall’altra parte potranno subito consolare e, già da questa parte, una persona che ha molto sofferto con rassegnazione può comandare al male e, avvicinandosi a un malato, dire: «Ordino al male di allontanarsi», ed esso si allontanerà
Per arrivare a comandare agli animali, alle piante e alla materia, non vi è che una strada ed è la sofferenza; ma per arrivare là, la strada è lunga e la sofferenza da sopportare immensa.
La materia si rivolta contro il dolore, ma lo spirito ne chiede sempre di più.
Se volete venire con me, bisogna passare per strade difficili, su ponti dove vi sono tavole marce, e non avrete il diritto di rifiutare, nemmeno il diritto di dire di quella tavola: «È marcia», perché dovete contare su Dio, che vi dice di passare, e se avete fiducia, passerete. Non dovete dire di quella tavola che è marcia, perché insultereste la sua antichità e voi, o siete già dovuti passare di là, o ci passerete.
Bisogna chiedere delle prove, se non se ne hanno, perché più tardi esse verranno più forti; quando ci saremo abituati alle piccole ne avremo di un po’ più grandi e le sopporteremo con un po’ più di coraggio. Nessuno entrerà nel Cielo se non conosce tutto, se col tempo non ha imparato tutto e a proprie spese