Un'ignoranza intelligente
Published: 19:28, Sunday 05 April 2009
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È possibile evitare di vivere ciecamente malgrado l'ignoranza conseguenza diretta dell'aumento esponenziale delle informazioni che ci riguardano?

Questo articolo è una continuazione indipendente di [[opinions_thoughts]].

Mi ha sempre stressato il fatto di essere ignorante. Con lo studio o col lavoro diventerò uno specialista in qualche cosa, acquisirò conoscenze e competenze che potrò condividere con sempre meno persone. Ma per quanto riguarda il resto rimarrò un ignorante. Non c'è niente da fare. Questo non sarebbe un problema, se oggi non ci fossero così tante cose che mi riguardano: un'immensità di cose di cui non so praticamente niente, ma che richiedono un'azione, una scelta da parte mia, senza la quale la mia vita, la vita di altri cambierà radicalmente, senza la quale saranno altri a scegliere per me.

È stato rassicurante rendermi conto che potevo fare soltanto una cosa alla volta. Solo una, non di più. Quando ho questo fatto a coscienza non mi lascio stressare: devo solo scegliere ora quella cosa che è importante, che voglio fare in questo momento.

Quando mi sono reso conto di questa cosa, le mie borse hanno cominciato ad alleggerirsi: in biblioteca sorvolo tutti i libri che mi vien voglia di prendere, e ne scelgo uno soltanto. Per una settimana a militare idem. Ho cominciato anche ad essere più ordinato: quello di cui non mi occupo in questo momento non lo voglio vedere. Le email a cui "forse un giorno" risponderò sono archiviate. Magari, anzi sicuramente me ne dimentico. Il giorno in cui mi tornano in mente, però, è precisamente quello in cui ho anche il tempo, l'energia e la voglia di scrivere. Una volta tenevo liste di cose da fare, e ci scrivevo di tutto, un sacco di cose che ancora adesso mi entusiasmano appena ci penso. Ma non mi rendevo conto che una giornata è fatta di 24 ore, e soprattutto che appunto è possibile fare soltanto una cosa alla volta. Ora ho un calendario annuale che ci sta su un foglio A4, dove scrivo semplicemente le cose che non si lasciano spostare, rimandare, dimenticare. Solo quello. Per il resto sono libero.

Non si tratta di lasciar perdere tutto, di limitarsi a sopravvivere. Ciò sarebbe fatale. Bisogna sempre mantenere acceso l'interesse, e l'entusiasmo, la voglia di lavorare ai propri progetti e di seguire i propri impulsi più giovani. Ad esempio: non è necessario avere letto tutti i classici importanti come tendevo a credere con un certo senso di colpa. Tuttavia è fondamentale che la letteratura di quel tipo, quella che ti cambia, ti accompagni attraverso la vita.

È anche un fatto di fiducia: fiducia in tre cose: 1) la mia testa non mi lascerà in pace finché non mi porrò la domanda: cos'è la cosa più sensata, importante da fare ora?2) Il mio pensiero, la miglior macchina organizzativa, non potrà che aiutarmi nel modo migliore e pratico possibile per rispondere a questa domanda, una volta posta. 3) Una volta fatta una scelta ed essermi messo alla realizzazione di questa scelta, sarò in pace con me stesso. È un processo che si ripete in continuazione: bisogna porsi coscientemente la domanda, avere il coraggio di fare una scelta, e la volontà di agire.

Tornando alla questione dell'ignoranza, la risposta dunque è questa qui: non bisogna sapere tutto, avere una conoscenza generale infinita, ma senza il continuo impulso a volere sapere di più, senza porsi di volta in volta le domande fondamentali su quel che ci riguarda si finirà per essere una semplice rotella dell'ingranaggio sociale.

Io ho deciso di aiutarmi con questo blog: non mi interessa che una marea di persone legga regolarmente quello che scrivo. La mia attività qui è un discorso che si costruisce. Ho deciso di lavorare nel modo seguente: mi interesso di un tema, approfondisco quel che posso, estrapolo le mie domande, le questioni fondamentali per me, e che possono esserlo per altri "ignoranti" del mio tipo, e vado in cerca di persone che ne sanno di più di me, e verifico/chiedo la loro opinione sul tema. Questa può essere aggiunta come commento al post, o può essere un link ad un articolo che risponde direttamente alle mie domande. A questo punto, se le risposte portano nuovi spunti, starà a me scrivere un nuovo articolo che cita il vecchio e le risposte e "continuare" il discorso.

A mio parere ogni argomentazione merita il suo spazio per essere esposta, e soprattutto deve poter essere a sua volta commentata, criticata: per questo per me l'ideale sarebbe che questa "grande conversazione" si evolva attraverso più siti personali interlinkati. Ad ogni modo non mi metterò mai a discutere seriamente le mie opinioni e quelle degli altri nella sezione dei commenti: piuttosto raccoglierò i ragionamenti che mi sembrano interessanti e scriverò una risposta argomentata in un nuovo articolo.

Per lo stesso motivo mi arrischio a scrivere articoli con cui potrei non essere più d'accordo in futuro. E non ci penso neanche a cancellarli il giorno in cui cambierò opinione: piuttosto li citerò, come qualsiasi altra fonte esterna, in un nuovo articolo, esponendo i ragionamenti che mi hanno portato a nuove conclusioni.

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