Tentativi di argomentazioni filosofiche su un tema difficile che mi sta molto a cuore.
Chi vuole evitare ragionamenti anche fin troppo filosofanti (per evitare di dire filosofici) può passare direttamente al prossimo post.
Riprendiamo un attimo il discorso scientifico: il bello della scienza è che permette a chiunque di fare la stessa esperienza, almeno ipoteticamente, esperienza sulla quale lo scienziato costruisce le sue teorie, col ragionamento, che ha la forza di essere direttamente condivisibile, e la debolezza di basarsi sul pensiero umano, che in se è perfetto, ma che non sempre utilizziamo nel modo giusto.
Bisogna tuttavia sottolineare che la scienza ha deciso coscientemente di (auto)limitarsi alle esperienze esteriori, quelle dei sensi. Le esperienze interiori ha deciso di ignorarle. Lo scienziato si è trovato di fronte ad un problema: Il palo della luce che vedo davanti a me, è lo stesso palo della luce che vedi tu. La mia paura, invece, la percepisco solo io, e non c'è modo con cui tu possa percepire la mia paura. Perciò hanno deciso di distinguere tra esperienze interiori ed esteriori, e definire le considerazioni riguardanti le prime "non scientifiche" perché non condivisibili.
Secondo me esistono solo esperienze interiori. Rappresentazioni (pensieri, ricordi, fantasia, immaginazione...), Sentimenti ed emozioni (amore, felicità, rabbia, nostalgia...), Sensazioni (stanchezza, dolore, fame...) e Percezioni (colore, suono, forma, calore...) sono tutte esperienze interiori. Il "mondo esteriore" non è altro che "esperienza potenziale", è colore non visto, suono non udito, forma non percepita.
Pensare è una forma di creazione. Si possono percepire i propri pensieri, ma prima bisogna crearli, e ciò avviene col pensare. E i pensieri sono l'unica cosa di cui possiamo fare esperienza e di cui conosciamo la causa diretta: noi col nostro pensare.
Noi creiamo i pensieri, pensando. Ma le idee, o le verità contenute in questi pensieri, siamo noi a crearle? Se penso al teorema di Pitagora, si, sono io che genero questo pensiero. Ma l'idea di questo teorema esiste oltre al mio pensiero, ed è uguale in qualsiasi essere umano che la pensi. No, non è uguale: è la stessa. Insomma sono dell'opinione che le idee siano delle cose a sé che compaiono nella nostra mente quando "pensiamo ad" esse, e poi si imprimono nella nostra mente e nella nostra memoria come dei pensieri, che non sono che delle rampe di lancio per richiamare in noi ogni volta le idee vere e proprie, quando li riportiamo a coscienza.
È venuto il momento di contraddire quello che ho detto prima: effettivamente esistono esperienze esteriori, e cioè le idee. Quando pensiamo alle cose di cui facciamo esperienza, in realtà richiamiamo in noi le idee che sono in queste cose: vedo il rosso, e quando penso, l'idea "rosso" salta nella mia mente. Vedo qualcosa che assomiglia ad un quadrato, ed è l'idea del quadrato che compare. Vedo la mela che cade, e l'idea "gravità" compare. E se l'idea è quella giusta, allora posso dire che lì è l'idea di gravità che opera. È radicale ciò che sto dicendo. Ripeto: ciò che nella mia testa compare quando comprendo a fondo che cos'è la forza di gravità, ripulito di ogni accezione personale, è l'essenza della forza di gravità stessa! Ciò che nella mia mente si presenta come un'idea, nelle mie percezioni si presenta come una mela che cade. È la stessa cosa, soltanto vista da una parte nella sua essenza e dall'altra nella sua manifestazione. Non c'è altro. Dicevo che il "mondo esteriore" è "esperienza potenziale". Ebbene le esperienze potenziali hanno la forma di idee.
Sarà quindi che per la scienza le percezioni abbiano un valore tutto loro rispetto alle altre esperienze per cui qualsiasi considerazione legata ad un'anima contrapposta al corpo, legata ad un mondo spirituale contrapposto a quello materiale non può avere validità scientifica già in linea di principio. Per me però già solo il fatto che esista un tipo qualsiasi di esperienza mi indica che tutto questo discorso è contorto e capovolto, e che quello che viene chiamato materia o mondo fisico non è altro che un concetto, o un'idea guadagnata soltanto in seguito all'osservazione pensante di quelle che sono le forme primarie di esistenza, cioè colore, suono eccetera.
Riformulo: prima di tutto, secondo me, c'è l'esperienza del suono e del colore; a questa si aggiunge l'idea con l'attività pensante dell'io che percepisce, e così si ha già la realtà completa, non bisogna andare a cercare qualcos'altro, come una "materia" di cui sarebbero composti gli "oggetti in sé". Gli oggetti in sé sono le idee che si manifestano all'io direttamente tramite il pensiero, e indirettamente tramite le sue percezioni. Oggi si è arrivati a negare l'esistenza di suono e di colore: il suono ed il colore sarebbero "in realtà" onde di diverso tipo, potenziali d'azione nelle cellule neuronali ecc. ecc.. E ancora peggio si è arrivati a negare l'esistenza di un io che li percepisce: l'io sarebbe "in realtà" una precisa struttura neuronale... e per finire si nega l'attività pensante, che sarebbe a sua volta "in realtà" una serie di processi sinaptici. Insomma con il materialismo l'attività pensante è arrivata a negare sé stessa, sostenendo che tutto in realtà sia basato su quello che alla fine è il vero mito, dogma del mondo occidentale, e cioè quello dell'esistenza di una materia arrivata in qualche modo stupidamente a credere di esistere come non materia.
E che l'avventura abbia inizio! Sono curioso come saranno i tuoi post da quel del perú e come la tua avventura si evolverá.
Buona fortuna pat ;)