New age & co.
Published: 22:04, Sunday 03 May 2009
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Scetticismo vs. pragmatismo.

Tutto è cominciato anni fa, nella libreria di mio nonno, dove ho scoperto che esistono libri espressamente dedicati alla questione della felicità. Come si trova la felicità? Ho trovato in questi libri, e in quelli che sono seguiti negli anni a venire, diverse teorie, tecniche, procedure e risposte. Ancora non sapevo che questi libri ed autori si potessero definire più o meno appartenenti al filone new age, più o meno appartenenti alla letteratura "esoterica". Ancora non ero a conoscenza di tutte le controversie legate a questo genere di lettura. A quell'età accoglievo le parole di questi autori con ingenuità ed entusiasmo, come si ascoltano persone con più esperienza, che hanno meditato sulla vita e sulla felicità e che hanno scoperto dei segreti pratici che permettono di vivere meglio, e di stare bene interiormente.

Ho notato che il punto in comune dei libri che leggevo è l'idea che il nostro atteggiamento interiore influenzi il nostro ambiente, la nostra vita. Insomma, ci si focalizza sopratutto sul giusto pensare, confidando che questo provocherà in noi i cambiamenti che ci porteranno a sentirci bene, ad agire nel modo giusto e ad agire sul mondo che ci circonda nella direzione in cui vogliamo noi. Ci sono due modi di intendere questa idea: 1) ciò che pensiamo influenza il nostro inconscio, che regola il nostro comportamento e ciò che sentiamo, e dunque se regoliamo i nostri pensieri, inconsciamente faremo le cose giuste, ci accorgeremo delle nuove possibilità che ci si aprono davanti, e avremo una rinnovata fiducia nelle nostre potenzialità. 2) L'altra ipotesi è: ciò che pensiamo ha un'influenza diretta su tutto l'universo; ogni nostro pensiero tende a realizzarsi, a materializzarsi, secondo leggi non scientificamente verificabili (o falsificabili), cioè metafisiche.

Quale che sia la risposta, è un esperienza comune vedere come delle circostanze della propria vita cambino in seguito ad una modifica del proprio atteggiamento. Queste persone, questi autori hanno insomma deciso di sostenere l'idea che l'effetto del proprio atteggiamento è di gran lunga superiore a quello che si crede. Dunque sarebbe sufficiente conoscere le regole e le modalità con cui questo avviene e farle proprie, per potere realizzare attivamente i propri desideri. Come? Un'idea è quella della fede, secondo il motto "basta crederci". Insomma, se credi che una cosa sia realizzabile, allora lo è. Non mi ha mai convinto granché questo principio, perché ammesso che sia vero, non risolve la questione: credere non è mica facile! Io non posso scegliere di credere di essere in grado di spostare una montagna. Secondo me non siamo noi a decidere in cosa crediamo. Dunque è necessaria un'altra soluzione, qualcosa che "produca" la fede, oppure direttamente l'effetto voluto (e si potrà sempre dire: ho creduto). Si parla in questo caso del pensiero, in particolare della ripetizione di determinati pensieri, o dell'acquisizione di determinate abitudini di pensiero. Ripetere coscientemente un pensiero, che so, tot. volte prima di andare a dormire e/o dopo essersi svegliati, è una procedura che è stata chiamata autosuggestione, si basa sull'idea che questo pensiero, ripetuto più volte, scenda e si radichi nel proprio inconscio generando un cambiamento, delle proprie credenze, del proprio atteggiamento ecc. Parlando invece di abitudini di pensiero abbiamo il cosiddetto pensiero positivo (vedi "il pensiero positivo" di Norman Vincent Peale, ormai un classico), una specie di ottimismo cosciente, dove si osservano attentamente i propri pensieri selezionando e trasformando i propri pensieri negativi, tipo "non ce la farò mai" in "ce la posso fare", oppure "ce la farò", o persino "ce l'ho già fatta". Associato a questo tipo di pensiero poi c'è tutta la questione del rendersi coscienti di ciò che si vuole, porsi degli obiettivi e fare tutta una serie di passi per realizzarli. Una tecnica interessante è quella di Raymond Hull in "Alles ist erreichbar", e consiste (semplificando) nel descrivere il proprio obiettivo su un biglietto, e di riscriverlo nuovamente ogni sera modificandolo fino a quando corrisponderà precisamente al proprio desiderio, poi leggerlo soltanto e passare a scrivere il prossimo obiettivo e via dicendo.

Devo ancora una volta sottolineare come considero in tutt'altro modo l'antroposofia di Rudolf Steiner, malgrado egli sia per certi versi molto più estremo della maggior parte dei newageisti. Questo per motivi spiegati nell'articolo Spiritualità III: l'antroposofia. Voglio citare comunque qualche punto di vista particolare o interessante incontrato attraverso gli anni: ad esempio "Die neue Lebensschule" di K. O. Schmidt, un libro (o meglio, 3 libri) senza pari, affronta praticamente tutti i campi della vita in una serie di capitoli rappresentanti ciascuno una settimana in un simbolico anno di rinnovamento. Poi c'è "the secret", di Rhonda Byrne, uno pseudo-documentario recentissimo, ormai diventato famoso. Molllto divulgativo, e pieno di passaggi che non mi convincono o che semplicemente non mi piacciono. Tuttavia mi piace il fatto che abbia riassunto un po' tutto il pensiero new age degli ultimi decenni in un semplice principio: la cosiddetta legge di attrazione, secondo la quale ogni pensiero tende per sua natura a realizzarsi, punto. Il libro "the key", di Joe Vitale, è un bel completamento, e rende la teoria di the secret almeno un poco più consistente, e ammette almeno dei blocchi inconsci che possono impedire ai propri pensieri di realizzarsi, ed introduce quindi delle nuove tecniche-esempio su come si possa lavorare su questi blocchi inconsci, e alcune di queste tecniche non sono davvero male. Uno dei "Guru" che mi ha colpito di più in questi ultimi anni, invece è stata Byron Katie, anch'essa un mondo a sé, che di tanto in tanto mi riconquista. La Byron ha creato una tecnica di 4 domande (più i cosiddetti "turnarounds"), con le quali investigare qualsiasi pensiero negativo. Devo dire che alle volte fa davvero stare meglio. Altre non funziona, ma non sono certo che sia per colpa delle domande, quanto piuttosto per la mia scelta del pensiero da investigare.

Confrontandomi con tutte queste teorie - per me - profondamente entusiasmanti, ho vissuto ogni sorta di dubbio. A partire dal pensiero: non troverai la felicità in un libro, in una formuletta. Inoltre il pensiero positivo è un'arma a doppio taglio: può capitare che ci si cominci a sentire responsabili per ogni cosa che accade, positiva o negativa che sia, e dunque una cosa che dovrebbe aumentare la qualità della propria vita finisce a generare continui sensi di colpa ed insicurezze: dove ho sbagliato questa volta, cosa ho pensato di negativo? Al posto che offrire chiarezza, indagare i propri pensieri comincia ad essere un peso. Coi dubbi ci si rende conto che anche questi autori sono esseri umani, non hanno accesso ad una conoscenza più alta della propria, e che insomma descrivono una loro interpretazione delle esperienze che hanno fatto, oppure descrivono una pura e semplice credenza o forse peggio ancora, lo fanno solo per vendere. È questo il grande problema della letteratura new age: tendenzialmente la gente sceglierà o di crederci o di incontrare questo mondo, questo argomento con diffidenza, spesso sarcasmo. Persone di spicco in questa corrente saranno visti come dei "Guru", nel senso positivo o nel senso negativo del termine.

Secondo me esiste un terzo atteggiamento, quello pragmatico: dirsi "Esiste un metodo che aiuta a padroneggiare meglio la propria vita, che aiuta a trovare la felicità? Non lo so, e forse non si avrà mai una risposta definitiva. Tuttavia è parte della mia vita, e allora mi interesso di questo argomento, leggo criticamente libri a tema e prendo da questi testi ciò che fa comodo per me, che mi può aiutare personalmente, magari per un certo periodo." Cum grano salis, insomma!

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