Perché mi piace dire, anche se so di non sapere
Published: 23:23, Saturday 01 November 2008
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La mia relazione con le opinioni è difficile. In questo articolo cerco di giustificare l'espressione delle proprie opinioni in piena coscienza della relatività delle stesse, e cerco di definire un giusto modo di farlo.

Parli senza sapere? Tieni la bocca chiusa che è meglio. Il saggio lo fa.

Io saggio non sono, e proprio per questo uso questo dono, la parola, per comunicare, confidando nel fatto che quando sarò saggio, sarà la mia saggezza stessa, e non uno stupido motto, a consigliarmi di tacere.

Ma perché comunicare?

Perché scrivere i propri pensieri, la propria opinione su dei temi, è come fissare delle bandierine. Viviamo in un enorme labirinto, di cui non sappiamo nemmeno se esiste l'uscita, oppure se è l'uscita o che altro che si deve trovare. E quel che complica la faccenda è che da soli non saremo mai in grado di percorrerlo tutto, senza contare il fatto che si ripasserebbe ripetute volte negli stessi punti, confondendoli con altri.

Allora cosa si deve fare, cosa ha senso, se qualcosa ha senso in una situazione talmente assurda?

Appunto mettere delle bandierine, delle indicazioni, qualcosa che dica: "io sono passato di qui", "qui non si arriva da nessuna parte", "là c'è una trappola". Si comunica, insomma, e non solo con le persone che si incontrano, bensì con tutte le persone che in futuro passeranno di lì.

Ciò che voglio fare io è descrivere la mia vita interiore, soprattutto quella ideale, non per dimostrare qualche verità che non conosco, bensì per indicare me stesso e ad altri: "questo è un punto in cui mi trovo e in cui anche qualcun'altro potrebbe trovarsi o essersi trovato, come si fa ad uscirne?". Mi spiego: se ho un'opinione in merito ad una faccenda, posso fare essenzialmente tre cose: 1) tenermi quell'opinione, difenderla nelle discussioni e vivere la vita come se fosse verità, 2) informarmi meglio, ottenere una visione più ampia e dettagliata della problematica, ed eventualmente cambiare opinione, e infine 3) prima esporre la mia opinione così com'è in tutti i suoi lati, compresi quelli in cui sono certo di avere ragione, poi informarmi, approfondire, per potere infine confrontare la nuova idea con la vecchia e poterne dedurre il processo, le falle iniziali del pensiero, e le domande ancora aperte davanti a cui sicuramente mi trovo.

È chiaro che l'ultima è preferibile, perché solo quella è vero e proprio apprendimento. Dimenticando il passato, anche se in seguito all'acquisizione di nuove conoscenze, non si guadagna veramente qualcosa. La storia si ripete, si dice sempre, ma questa è solo una fatale mezza verità. La storia si ripete, si, laddove non c'è memoria. Ho un'amnesia, non so dove mi trovo, esco dalla stanza, acquisisco una conoscenza nuova: so che aspetto ha la camera da cui sono uscito. Ma se oltre ad avere perso la memoria non avessi neanche la capacità d acquisirne di nuova, potrei fare mille volte avanti e indietro dalla stessa porta, morire di fame, persino, alla disperata ricerca di cibo, pensando ogni volta che la soluzione alle mie sofferenze stia là dove non ricordo di essere già stato.

Allo stesso modo funziona tra le persone: esiste una memoria collettiva. Come per la memoria del singolo è necessario un cervello, così per la memoria dell'umanità è necessario il mondo fisico, che fa da supporto e da tramite, su cui rimangono impresse bene o male le tracce delle nostre azioni.

Cento uomini vanno nel bosco, cadono nel dirupo e muoiono. Un uomo per fortuna o per ingegno scopre il dirupo, mette un cartello e la strage ha termine.

Voglio considerare tre tipi di influenza che l'uomo può avere sulla materia, tre punti di vista da cui considerare le azioni, avvertendo che non sono convinto di utilizzare la giusta terminologia, trattandosi di un discorso abbastanza intuitivo. Il primo lato, dunque, è la causa: tiro un calcio al muro perché sono arrabbiato. Se un'azione ha una causa, significa che non siamo stati completamente liberi nella scelta, cioè che è stato in grado maggiore o minore qualcos'altro a decidere, si, ad agire per noi. Un buon esempio è la respirazione. Un altra sfaccettatura di un'azione è il senso, o il motivo. Tiro un calcio al muro perché spero che mostrando la mia rabbia qualcuno mi chieda che cos'ho. Costruisco una casa per proteggermi. A volte quando mi domandano: "perché?" io chiedo: "vuoi sapere la causa o il motivo?". Non sempre c'è un motivo, ma quando il motivo è cosciente la causa passa molto in secondo piano. Esiste poi il terzo lato dell'azione, e cioè il significato, la parte concettuale che è stata "inserita" nell'azione, il messaggio. Tiro un calcio al muro, e il significato di quest'azione è, propriamente: "sono arrabbiato!". Se non sempre c'è un senso, ancora meno di frequente c'è il significato. Costruire una casa ha un senso, lo si fa per un motivo. Il significato del costruire una casa, ai fini dell'esempio, dirò, non ha la stessa importanza. Parlando invece di una cattedrale, è evidente che ciò che conta diventa il significato. Esistono attività dell'essere umano la cui natura è significare qualcosa, come ad esempio, appunto, la scrittura.

Immaginiamo una Terra ormai disabitata. Immaginiamo una visita aliena che si trovi di fronte a ciò che di noi è rimasto. Che cosa troverebbero, come procederebbero nell'esplorazione del nostro lascito? Ebbene, si troverebbero costretti innanzitutto ad esaminare le azioni di noi che avevano una causa. Camminavamo sulla terra perché c'era la gravità. Mangiavamo piante perché eterotrofi. Costruivamo case, operavamo in società, in seguito al bisogno di sicurezza. Poi potrebbero cercare di dedurre dalle nostre azioni un senso, un'intenzione. Si dovrebbero chiedere :"perché?". Perché hanno creato un sistema stradale? Perché utilizzavano la moneta? qual'era l'obiettivo di questa e quell'azione? Se si rimanesse a questo punto, si studierebbe l'essere umano come si studia normalmente un animale. L'essere che ci studiasse potrebbe continuare a considerarci come un oggetto esterno, limitarsi ad esempio a dire: l'uomo comunicava perché questo rafforzava la coesione sociale e permetteva un'organizzazione più efficiente della collettività. Ciò che viene comunicato, tuttavia, ha anche un significato, ed è nel tentativo di comprendere quest'ultimo che tutto cambia. Se questo alieno trovasse, che so, il Canzoniere, potrebbe cercare a lungo lo scopo di Petrarca, persino trovarlo, ma non potrebbe mai capire perché il Canzoniere sia quello che è, e non diverso, se non cominciasse ad indagare il significato di questa opera, dunque che cosa significassero, almeno per l'autore, le parole messe su carta con tanta passione. E qui non è più possibile il tipo di osservazione distaccata, così efficace in precedenza, perché per cogliere il significato di un'azione, di un'opera, è necessario un lavoro interiore, che poggia sul fatto di avere una coscienza, di potere pensare e riflettere, e identificarsi in colui che ha agito. E sarebbe proprio il mondo dei significati a permettere a questa vita aliena di conoscere le verità fondamentali sul nostro conto.

Con questa descrizione voglio sottolineare l'importanza profonda che ha per l'uomo il significato delle sue azioni. È solo in esso che l'uomo diventa veramente creatore. Ogni volta che formuliamo una frase, qualcosa che prima esisteva soltanto nel mondo delle idee si imprime sulla materia e la trasforma: creiamo un messaggio. La materia è dunque trasformata in modo inconfondibilmente umano, ed è questo che permette al ricevente di risvegliare in sé le idee impresse nel mondo, alla luce di queste modifiche.

È chiaro che molto del mio riflettere lo faccio per amore del riflettere stesso. Tutti questi ragionamenti complicati però dovrebbero servire a spiegare un concetto che in fondo è semplice, e cioè: anche se non si hanno le idee in chiaro, queste hanno comunque valore, e non bisogna nasconderle, perché sono la piattaforma di lancio per delle nuove idee, e l'energia per il balzo è il dialogo con gli altri, il confronto col mondo, le sfide del tempo che passa. Per questo ho deciso di cominciare a scrivere questo blog: non per difendere le mie idee, ma per esporle, a me stesso ed agli altri, e tramite questo confronto trovarne i limiti.

Comments
19:10, Sunday 16 August 2009
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By Mätt

Carissimo! Non sai che piacere mi ha fatto leggere questo testo. Questa è filosofia pura! Complimenti per la bellezza dell'esposizione e per la ricchezza dei contenuti, che mi ha permesso di vedere certe cose sotto altri punti di vista;)

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