Voglio parlare un po' di spiritualità e misticismo, un tema che in fondo interessa a molti, ma di cui si evita di parlare, forse per la paura di apparire stupidi o altre cose. La spiritualità è un tema che mi coinvolge, si potrebbe dire, da una vita, e mi viene voglia di andare in mille direzioni quando si tratta di parlarne. Farò però prima un discorso un po' introduttivo, per mettere le basi a cui rimandare quando sento di dover giustificare com'è che mi "permetto" di presupporre così con leggerezza certe cose.
Le domande di partenza sono le solite, tanto che suscitano a volte un'emozione di fastidio, quando qualcuno le pone così, in un discorso, pretendendo quasi che qualcuno possa darne una risposta: esiste qualcosa dopo la morte? esiste qualcosa che non appartiene al mondo conoscibile con i sensi e con la scienza? esiste Dio? la reincarnazione? gli spiriti? tutto è caso oppure tutto ha senso? i pensieri influenzano gli avvenimenti? esistono la fortuna e la sfortuna e gli eventi che vogliono dire qualcosa? esiste qualcosa come la magia? o il karma?
Il mio atteggiamento fondamentale e primario verso queste domande è semplicemente: non lo so. E qui già qualcuno potrebbe fraintendermi e pensare che io abbia detto: non lo posso sapere, non lo sappiamo, non lo sa nessuno e non si saprà mai. Mai stato più lontano dal dire questo! Io dico solo: non lo so. Non ho fatto esperienza del divino, dello spirituale, del magico, quindi non lo conosco.
Ammettendo dunque che sia possibile trovare una risposta a queste domande, con che modalità sarebbe possibile? Come si conoscono le cose?
Innanzitutto è possibile conoscere qualcosa per esperienza. Se fai l'esperienza di una cosa nessuno dovrà mai dimostrarti che quella cosa esiste: lo sai e basta. Per contro, probabilmente ti sarà impossibile dimostrare a qualcun altro l'esistenza di questa cosa. Potrai tentare di descriverla, ma quell'altra persona sarà obbligata decidere se crederti oppure no.
Una seconda modalità è arrivarci per ragionamento, e questo è quello che cerca di fare la filosofia. Ammettiamolo: la filosofia è una materia difficile. A chiunque sarà capitato di fare delle considerazioni filosofiche nella sua vita, ma la vera filosofia è un'altra (e io non mi illudo certo di fare vera filosofia scrivendo questi post): è un tentativo serio e rigoroso di fare un ragionamento riguardante il mondo che sia il meno intaccabile possibile. L'idea che si ha del filosofare è di un tessere pensieri per il puro piacere, dove i ragionamenti dei filosofi si mettono uno accanto all'altro, e crescono e vegetano e muoiono mangiandosi a vicenda come in una giungla. Invece no: la verità è una, come del resto la realtà è una, e per quanto possa essere difficile o interminabile dimostrare che un ragionamento filosofico sia giusto, le regole ci sono, non è un processo arbitrario. E se un giorno i filosofi esponessero tutti i ragionamenti possibili, ce ne sarebbe inevitabilmente uno che sarebbe corretto.
Quando sai qualcosa per ragionamento, è diverso che quando lo sai per esperienza. Non so se sarebbe sincero dirsi che al nostro stadio disponiamo tutti di un pensiero talmente limpido e chiaro, che se crediamo ad un ragionamento, questo prova che il ragionamento è valido. Eppure ci sono ragionamenti più convincenti degli altri, per i quali, diciamo, è più difficile trovare controargomenti. Il vantaggio qui è che per lo meno se fondi sul ragionamento una tua convinzione, gli altri non saranno obbligati semplicemente a crederti, ma potranno convincersi della fondatezza del ragionamento.
Poi c'è la scienza, il che è, se si vuole, un'unione tra esperienza e ragionamento. È risaputo che non tutta la scienza è basata sull'esperienza: il principio dell'induzione (pressapoco: "questa cosa è successa ogni volta, quindi probabilmente succederà anche la prossima"), per esempio, è un concetto filosofico senza il quale la scienza non potrebbe fare un passo, senza il quale non potrebbe permettersi di formulare "leggi". Dunque la scienza accompagna il ragionamento all'esperienza. Il vantaggio della scienza è che, se si accetta il ragionamento, tutti possono ipoteticamente (chiaro, non tutti hanno il CERN nel giardino) fare la stessa esperienza, ed è un elemento fondamentale della scienza stessa descrivere in che modo possiamo arrivare a farla.
E un ultimo modo di porsi di fronte ad una verità è quello, appunto di crederci. Si può, si può vivere una bella vita anche semplicemente credendo a qualcosa, senza avere né esperienze né prove. Secondo me non siamo noi a scegliere a cosa crediamo: ci crediamo e basta, probabilmente perché ci sembra possibile e perché ci piacerebbe fosse così, ci aiuta a vivere meglio. E questo va benissimo. Basta rendersene coscienti, e basta non pretendere che altri credano lo stesso. Qui si può semplicemente dire: si, io credo questo. E se si ha a cuore che anche altri credano la stessa cosa, non si può far altro che limitarsi a dare l'esempio, vivere con questo credo, lasciare agli altri la libertà e confidare che se questa verità per l'altro è bene, comincerà da solo, come lo abbiamo fatto noi, a crederci, a vivere come se quella cosa fosse vera.
Riassumo: se vuoi trasmettere una cosa che ritieni vera, 1) se si tratta di un'esperienza, limitati a raccontare la tua esperienza, 2) se ci sei arrivato per ragionamento, spiega il tuo ragionamento, 3) se conosci la strada, spiega come l'altro potrà avere la stessa esperienza, 4) oppure, con sincerità, esprimi ciò a cui credi e vivilo. Limitati a questo, e lascia all'altro la libertà.
Spero che fin qui non ci sia troppo da discutere, almeno in linea di principio. Da qui in poi immagino che raccoglierò più critiche. Continuerò ciò nonostante imperterrito col mio discorso.