Il problema
Published: 11:27, Wednesday 16 September 2009
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Dove mi chiedo se è vero che abbiamo un debito nei confronti del mondo, se vale la pena occuparsene e se è possibile saldarlo.

Questo è probabilmente uno degli articoli più difficili che mi è capitato di scrivere. Il motivo per cui trovo necessario rendermi chiare le idee su questo tema si spieghera sperabilmente attraverso l'articolo stesso.

Se da questo momento in poi facessi tutto ciò che è necessario per vivere bene, per soddisfare i miei bisogni e le mie aspirazioni, sarei felice? No. Sentirei che c'è qualcosa che manca, chiamiamolo un debito verso il mondo, che chiede di essere saldato.

La situazione è cambiata. In passato gli effetti delle mie azioni erano immediatamente percettibili, mentre ora si propagano attraverso lo spazio ed il tempo. Similmente, le persone che contribuivano alla mia sussistenza erano poche e vicine, mentre ora vivo in un ingranaggio mondiale della cui salute dipende il mio benessere. Un tempo ciò che avveniva negli altri continenti non mi riguardava. Ora si.

Il fatto è che non si può dire che io non abbia informazioni su ciò che avviene nel mondo: di notizie ne ricevo molte più di quanto sia auspicabile per la mia pace mentale. Però non mi aiutano ad essere più in chiaro. Sento continuamente, in qualche modo di non sapere abbastanza. Ma il tempo per informarsi è limitato, così mi sento in colpa per la mia ignoranza. Spesso poi mi arrendo ancora prima di cominciare (ci sono cose più urgenti...) e continuo a vivere come ho sempre fatto.

Eppure, se le informazioni fossero quelle giuste, dovrei sentirmi liberato, non oppresso. Dalle guerre, dai conflitti, dagli avvenimenti politici, scientifici, sociali, dale ingiustizie e le sofferenze del mondo si può imparare moltissimo, avendo il tempo. Ma per quanto grande sia la conoscenza, il senso di colpa rimane, perché non si tratta di semplice interesse: una guerra in atto ora non è più interessante di una avvenuta mille anni fa. E la soluzione non è semplicemente più conoscenza. Non basta "leggere più giornali". E forse non è neanche necessario.

Visto che tutto parte con una sensazione di responsabilità verso il mondo - e sentirsi responsabili significa sentire di dovere fare qualcosa - la domanda a cui sto cercando di rispondere è: come posso vivere correttamente nei confronti del mondo?

Ho sento parlare di teorie cospirazioniste, del potere che non "ti" vuole far conoscere la verità. Ebbene, se un evento politico gravissimo finora tenuto segreto venisse a galla, per quanto io possa indignarmi o sentire che "qualcosa va fatto", non cambierebbe nulla posto che io rimanga nell'ignoranza della relazione che quell'evento ha con la mia vita, e del potere che io ho per evitare che altri eventi del genere accadono di nuovo. Finché non so cosa posso, non posso. Finché sono schiacciato dal senso di colpa, vivo da colpevole. Mi viene dunque il dubbio che se c'è una verità vitale per me, e che mi manca totalmente, è proprio quella riguardante le mie possibilità.

Il problema dunque non è di tipo teorico, ma pratico. Ciò può spiegare perché il tipo di informazioni che mi servono siano di un altro tipo. Quando compro un mobile, voglio sapere come si monta. La posizione che occupa nel negozio non importa. Come si chiama quello alla cassa non importa.

Non si tratta dunque tanto del mondo stesso, quanto delle relazioni tra la mia vita e il mondo. Ciò che mi importa ora è, una volta tanto: che effetto ha il mio modo di vivere sul mondo? Ecco qualcosa di cui i giornali non parlano! La colpa di tutto è dello stato? Il merito di tutto è dello stato?

L'obiezione "nessun altro se ne preoccupa", a parte che è falsa, non la considero nemmeno. Una preoccupazione lecita tuttavia è: e se scoprissi che il 99% delle cose che faccio nuoce al mondo? È possibile. Un approccio sbagliato però a questo punto sarebbe lasciar deprimere l'impulso di partenza solo perché non posso essere perfetto.

Accanto a ciò si tratterà di chiedersi: quali sono le possibilità? Che cosa è possibile fare e smettere di fare? Insomma: che effetti può avere il modo di vivere di una persona sul mondo?

Una volta allargata la conoscenza a questo livello, prima di passare all'azione non resterà che chiedersi: che cosa posso fare io? Perché tra le centomila buone azioni che si possono fare, ne dovrò scegliere una - o dieci - o mille - a dipendenza delle mie risorse, che teoricamente potrebbero essere talmente scarse da impedirmi di fare alcunché (ma ne dubito). Le risorse che ho a disposizione saranno la chiave per personalizzare la conoscenza teorica e per scegliere infine con tutta coscienza che cosa fare.

Insomma, la domanda di partenza "come vivere correttamente nei confronti del mondo?" si lascia scomporre in 3 sottodomande:

# Che cosa faccio?
# Che cosa è possibile fare?
# Che cosa posso fare io?

La risposta ad ognuna di queste domande è una scienza a sé - anzi, coinvolge più scienze. Il fatto è che non si tratta di una scienza da studiare all'università, bensì di una scienza che io vorrei conoscere in quanto cittadino del mondo, e non in quanto studente di informatica (che poi c'entra solo relativamente).

Naturalmente non mi accontento di porre le domande. Tuttavia è impossibile che io scriva una soluzione nel margine di un articolo, e per questo ho deciso di lasciare esposto il problema, per passare poi ad abbozzare delle risposte separatamente.

Comments
12:23, Sunday 20 September 2009
-
By Mairghus

...perché la risposta è tutto meno che facile.
Cosa ti posso dire? Innanzitutto capisco quello che dici, che sento in parte: diciamo anzi che ho imparato a non sentire troppo ciò che descrivi a mo'di evitare ripercussioni negative sul mio stato d'animo.
Ancora una volta mi sento di citare la mia passata carriera militare. A scuola sottufficiali ci dicevano che per comandare serve avere tre conoscenze di base: il savoir-faire - equivalente dunque della conoscenza, della capacità tecnica - il savoir-être - dunque il sapersi comportare - e il savoir-vivre - che è insommma il modo in cui i due temi sopracitati vengono fuori. Ed è su questo secondo me che devi soffermarti: analizzare le tue capacità, il tuo essere e infine, solo quando i primi due saperi sono approfonditi, chiediti cosa puoi fare per il mondo, come puoi VIVERLO.
Insomma, a mo'di conclusione, hai bisogno in ogni caso di un grande spirito critico per sapere se ciò che fai è bene o male: Hoppenheimer di sicuro non avrebbe collaborato alla costruzione della bomba atomica se avesse saputo cosa se ne sarebbe fatto. Ha semplicemente preso ciò che sapeva fare e l'ha messo a disposizione del governo, secondo ciò che sentiva di dover fare. Non sempre si possono fare le scelte giuste.

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